Norman Mailer – Il nudo e il morto
Non è certo una lettura natalizia, ma l’ho iniziata con cautela molti
giorni prima, mi ci sono appassionato e l’ho conclusa verso Capodanno. Nella
mia ricerca di nuove letture ho intravisto il titolo, l’ho riconosciuto come
uno dei capolavori da me non ancora letti, mi sono vergognato e l’ho scaricato sul mio Ipad da
Kindle.
“Il nudo e il morto” (titolo da interpretare) è del 1948, un bestseller
ai suoi tempi, soprattutto nella patria di origine, gli Stati Uniti. Norman Mailer - la cui vita da ribelle antisistema,
pacifista, esistenzialista e comunista
(nel senso in cui negli USA si definiscono i comunisti) - è ben nota - era al suo primo cimento come
scrittore, a soli 25 anni, reduce dalla guerra nel Pacifico. Voleva costruire il suo big book e forse ci è riuscito. E la guerra nel
Pacifico per la conquista delle Filippine contro i giapponesi è lo scenario in
cui si svolge l’azione del romanzo.
Ma non è solo un romanzo di guerra, perché non parla tanto degli scontri
con il nemico, che pur ci sono, ma soprattutto di un battaglione di incursori
che deve conquistare, al comando del generale Cummings, l’isola di Anopopei (nome
di fantasia) dominata da una grande montagna e sommersa da una giungla
impenetrabile. In questa giungla si nasconde il nemico giapponese, invisibile.
I soldati sbarcano su una spiaggia, impiantano un accampamento e comincia la
penetrazione. La giungla è maestosa, intatta e incute una paura micidiale. Le difficoltà
sono molteplici: il caldo tropicale di giorno, la pioggia battente a intervalli
regolari, il vento, il freddo notturno, il fango nel quale tutto affonda, il
nemico che si fa vivo con rapide incursioni. Una vita da topi.
L’attenzione di Mailer si concentra su un
plotone di uomini. La dinamica dei loro rapporti, i conflitti interpersonali,
le diversità religiose e razziali, il carrierismo di alcuni e l’odio per la
guerra dei soldati semplici soprattutto, strappati alle loro case e ai loro
lavori, sono il vero tema del libro. Su tutti (un vero esempio di tipi umani
che Mailer si perde anche a descrivere nelle loro vite pregresse quasi a
scoprire le ragioni dei loro attuali atteggiamenti) dominano alcune figure. Credo che Norman con i suoi inserti "la macchina del tempo" voglia sottolineare come gli uomini siano il prodotto della famiglia e del brodo culturale in cui crescono. Della loro educazione e formazione nei primi anni di vita. Non si può non essere d'accordo.
Il generale Cummings, ambizioso e carrierista,
cervello fino e atteggiamento autoritario, che considera quell’impresa solo un
gradino per salire in alto. Gli uomini sono mezzi, come tali da trattare. I
nemici animali da abbattere. I suoi collaboratori strumenti da usare.
Il tenente Hearn, aiutante di campo del
generale, istruito e liberale, tormentato dai dubbi e debole al punto da
diventare vittima di se stesso e capro espiatorio della situazione: morirà per
mano amica in una spedizione che lui non sa governare e dirigere, annientato
dalla competizione con Croft. Controfigura di Mailer?
Lo stesso Croft, uno psicopatico, smanioso di
menar le mani, afflitto da oscuri fatti familiari che lo hanno reso crudele e
cinico, fino allo sfruttamento e all’omicidio dei compagni di guerra.
E poi una folla di comprimari, tutti significativi ed esemplari: il
giovane Minetta che, ferito, pensa di non curarsi, infettando la sua ferita
nella inutile speranza di essere rimpatriato. Il tenente Gallagher cui giunge
la notizia, attraverso il cappellano della morte della sua amatissima moglie
per parto e che riceve, dopo questa notizia, lettere ritardatarie della stessa:
uno strazio infinito. E i due sottufficiali che devono riportare alla spiaggia
il moribondo Wilson, ferito a morte e lo fanno con enorme spirito di
abnegazione, solo perché così era stato loro comandato, ma in effetti felici
di non partecipare all’azione e mossi da
un sincero affetto per il morente. E così via.
Il clima del libro e il suo ritmo narrativo traducono letteralmente la fatica degli uomini
con una serie infinita di passaggi in cui si sottolinea ripetutivamente lo
strazio dei corpi, l’inutile sofferenza di disagi disumani, la natura ostile e prima nemica, il trascinamento dei
piedi, la necessità di andare avanti e la voglia di fermarsi e non muoversi
più. Rabbia repressa e fermenti di ribellione sopiti non si sa se per paura o
spirito di corpo ormai interiorizzato del tutto.
Alcuni critici hanno sottolineato l’analogia di “Il nudo e il morto” con
“Moby Dick” di Melville. La grande montagna da scalare per sorprendere i
giapponesi alle spalle sarebbe l’analogo della balena bianca, l’ossessione di
Cummings e Croft (nuovi Achab). Io non ho visto questa analogia. Piuttosto, per me, “Il
nudo e il morto” è un grande affresco corale i cui protagonisti sono i sentimenti (il sentire, il pensare, l’odiare
e l’amare) degli uomini in guerra, dell’esercito degli Stati Uniti. I giapponesi non sono nemmeno comprimari, sono
scimmie, animali da schiacciare, insetti: infatti vengono uccisi senza pietà,
non vengono fatti prigionieri per non avere fastidi. Di loro nessuno si
preoccupa. Alibi fattuale della bomba di Hiroshima? L’importante è finire la
guerra, tornare a casa, fare carriera,
scavarsi una comoda tana.
Mailer guarda con ironia a questo
mondo da lui in parte creato e da lui ben conosciuto e sentenzia, in un famoso passaggio
del libro: “Chi pensa di risolvere qualsiasi problema con la guerra è come chi va
al bordello per curarsi lo scolo”.
Ben detto. So che negli USA il libro è andato a ruba, dopo la seconda
guerra mondiale. Farebbe lo stesso botto anche oggi?
Amoproust, 8 gennaio 2017.
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