domenica 8 gennaio 2017

Norman Mailer - il nudo e il morto

Norman Mailer – Il nudo e il morto
  
  Non è certo una lettura natalizia, ma l’ho iniziata con cautela molti giorni prima, mi ci sono appassionato e l’ho conclusa verso Capodanno. Nella mia ricerca di nuove letture ho intravisto il titolo, l’ho riconosciuto come uno dei capolavori da me non ancora letti, mi sono vergognato e l’ho scaricato sul mio Ipad da Kindle.
  
  “Il nudo e il morto” (titolo da interpretare) è del 1948, un bestseller ai suoi tempi, soprattutto nella patria di origine, gli Stati Uniti.  Norman Mailer - la cui vita da ribelle antisistema, pacifista, esistenzialista e comunista (nel senso in cui negli USA si definiscono i comunisti) -  è ben nota - era al suo primo cimento come scrittore, a soli 25 anni, reduce dalla guerra nel Pacifico. Voleva costruire il suo big book e forse ci è riuscito. E la guerra nel Pacifico per la conquista delle Filippine contro i giapponesi è lo scenario in cui si svolge l’azione del romanzo.     
  Ma non è solo un romanzo di guerra, perché non parla tanto degli scontri con il nemico, che pur ci sono, ma soprattutto di un battaglione di incursori che deve conquistare, al comando del generale Cummings, l’isola di Anopopei (nome di fantasia) dominata da una grande montagna e sommersa da una giungla impenetrabile. In questa giungla si nasconde il nemico giapponese, invisibile. I soldati sbarcano su una spiaggia, impiantano un accampamento e comincia la penetrazione. La giungla è maestosa, intatta e incute una paura micidiale. Le difficoltà sono molteplici: il caldo tropicale di giorno, la pioggia battente a intervalli regolari, il vento, il freddo notturno, il fango nel quale tutto affonda, il nemico che si fa vivo con rapide incursioni. Una vita da topi.

  L’attenzione di Mailer si concentra su un plotone di uomini. La dinamica dei loro rapporti, i conflitti interpersonali, le diversità religiose e razziali, il carrierismo di alcuni e l’odio per la guerra dei soldati semplici soprattutto, strappati alle loro case e ai loro lavori, sono il vero tema del libro. Su tutti (un vero esempio di tipi umani che Mailer si perde anche a descrivere nelle loro vite pregresse quasi a scoprire le ragioni dei loro attuali atteggiamenti) dominano alcune figure. Credo che Norman con i suoi inserti "la macchina del tempo" voglia sottolineare come gli uomini siano il prodotto della famiglia e del brodo culturale in cui crescono. Della loro educazione e formazione nei primi anni di vita. Non si può non essere d'accordo.

  Il generale Cummings, ambizioso e carrierista, cervello fino e atteggiamento autoritario, che considera quell’impresa solo un gradino per salire in alto. Gli uomini sono mezzi, come tali da trattare. I nemici animali da abbattere. I suoi collaboratori strumenti da usare.

  Il tenente Hearn, aiutante di campo del generale, istruito e liberale, tormentato dai dubbi e debole al punto da diventare vittima di se stesso e capro espiatorio della situazione: morirà per mano amica in una spedizione che lui non sa governare e dirigere, annientato dalla competizione con Croft. Controfigura di Mailer?

  Lo stesso Croft, uno psicopatico, smanioso di menar le mani, afflitto da oscuri fatti familiari che lo hanno reso crudele e cinico, fino allo sfruttamento e all’omicidio dei compagni di guerra.

  E poi una folla di comprimari, tutti significativi ed esemplari: il giovane Minetta che, ferito, pensa di non curarsi, infettando la sua ferita nella inutile speranza di essere rimpatriato. Il tenente Gallagher cui giunge la notizia, attraverso il cappellano della morte della sua amatissima moglie per parto e che riceve, dopo questa notizia, lettere ritardatarie della stessa: uno strazio infinito. E i due sottufficiali che devono riportare alla spiaggia il moribondo Wilson, ferito a morte e lo fanno con enorme spirito di abnegazione, solo perché così era stato loro comandato, ma in effetti felici di  non partecipare all’azione e mossi da un sincero affetto per il morente. E così via.
  
  Il clima del libro e il suo ritmo narrativo traducono letteralmente la fatica degli uomini con una serie infinita di passaggi in cui si sottolinea ripetutivamente lo strazio dei corpi, l’inutile sofferenza di disagi disumani, la natura ostile e prima nemica, il trascinamento dei piedi, la necessità di andare avanti e la voglia di fermarsi e non muoversi più. Rabbia repressa e fermenti di ribellione sopiti non si sa se per paura o spirito di corpo ormai interiorizzato del tutto.
  
  Alcuni critici hanno sottolineato l’analogia di “Il nudo e il morto” con “Moby Dick” di Melville. La grande montagna da scalare per sorprendere i giapponesi alle spalle sarebbe l’analogo della balena bianca, l’ossessione di Cummings e Croft (nuovi Achab). Io non ho visto questa analogia. Piuttosto, per me,  “Il nudo e il morto” è un grande affresco corale i cui protagonisti sono i sentimenti (il sentire, il pensare, l’odiare e l’amare) degli uomini in guerra, dell’esercito degli Stati Uniti.  I giapponesi non sono nemmeno comprimari, sono scimmie, animali da schiacciare, insetti: infatti vengono uccisi senza pietà, non vengono fatti prigionieri per non avere fastidi. Di loro nessuno si preoccupa. Alibi fattuale della bomba di Hiroshima? L’importante è finire la guerra, tornare  a casa, fare carriera, scavarsi una comoda tana.
  
  Mailer guarda con ironia  a questo mondo da lui in parte creato e da lui ben conosciuto e sentenzia, in un famoso passaggio del libro:  “Chi pensa di risolvere qualsiasi problema con la guerra è come chi va al bordello per curarsi lo scolo”.
  
  Ben detto. So che negli USA il libro è andato a ruba, dopo la seconda guerra mondiale. Farebbe lo stesso botto anche oggi?

  Amoproust, 8 gennaio 2017.


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