Julian Barnes – Il pappagallo di Flaubert
Un libro assolutamente curioso. Il
titolo, di per sé, non invita alla lettura, in quanto stravagante e
anticipatore, si può supporre, di una storia noiosa e biografica. Niente di più falso.
Biografia lo è, di Flaubert
appunto, ma in modo curioso e divertente, ironico e a volte spassoso. Lo spunto
è dato da un pappagallo impagliato che l’autore di “Madame Bovary” avrebbe
tenuto su un trespolo presso il suo scrittoio mentre era intento a stendere “Un
coeur simple”, un racconto che parla di una domestica povera e semplice e del
suo pappagallo.
Barnes immagina che un certo
Braithwaite, inglese fino al midollo (controfigura dello stesso autore del
libro) trovi in modo rocambolesco
l’epistolario di Flaubert e si rechi in Francia sulle tracce dell’autore. Le
trova sia a Croisset, la casa di Flaubert sia in altri molteplici luoghi di Francia e del mondo. Tracce che
parlano della vita, degli amori, dei viaggi e delle amicizie di Flaubert. Con
uno stile del tutto sapido e pieno di humour inglese, come solo Barnes sa fare.
Ne emerge un ritratto spietato
perché privo delle adulazioni proprie delle biografie celebrative, e del tutto
sincero. Si parla delle molteplici virtù di Flaubert, del suo genio, ma
soprattutto dei suoi vizi, dei suoi numerosi tic, di una vita disordinata e in
parte solitaria, propria di chi si definiva un “orso” e non disdegnava gli
stravizi e le avventure galanti.
L’ironia dilaga ma non è mai
oltraggiosa. Origina divertimento, piacere della lettura ed è anche fonte di
aforismi e perle di saggezza colorate di humour.
Per esempio che ne dite di:
“l’unico sogno della democrazia è
quello di elevare il proletariato al livello di stupidità raggiunto dalla
borghesia”.
“la forma più alta del patriottismo
consiste nel dire al proprio paese che si sta comportando in modo disonorevole,
irresponsabile, crudele, quando occorre”.
“se uno scrittore somigliasse di
più al lettore, sarebbe un lettore e non
uno scrittore”.
“l’amavo; siamo stati felici, mi
manca. Non mi amava, siamo stati infelici; mi manca. Forse non ne poteva più di
essere amata”.
“la tortura peggiore, a parte di vivere lontano da chi amiamo, è
vivere accanto a chi non amiamo”.
“essere stupidi, egoisti e in buona
salute; ecco i tre requisiti per la felicità. Ma se vi manca il primo, gli
altri sono inutili”.
Infine, il più crudele:
“gli amanti sono come gemelli
siamesi, due corpi e un’anima sola: ma se uno muore prima dell’altro, chi
sopravvive deve trascinarsi appresso un cadavere”.
E gli episodi della vita di
Flaubert sono spassosi. Il suo tempestoso amore per la poetessa Louise Colet,
contesa da più scrittori, la sua amicizia con Du Camp (con il contorno di
sospetti) che lo trascinò in una patetica visita in Egitto dove Flaubert fu
trascinato sulla cima della piramide di Cheope con un cappello a cilindro e
contrasse la sifilide da una prostituta luciferina.
Quindi, senza dilungarmi
troppo, un libro da leggere per chi ama
l’humour inglese e non ha remore nel vedere un mostro sacro della letteratura
trascinato nel gorgo delle umane passioni e miserie.
“Il pappagallo di Flaubert” vi
porterà con diletto a leggere altri testi di Julian Barnes e non ve ne
pentirete.
Amoproust, 26 febbraio 2017.