domenica 26 febbraio 2017

Julian Barnes - Il pappagallo di Flaubert

Julian Barnes – Il pappagallo di Flaubert

Un libro assolutamente curioso. Il titolo, di per sé, non invita alla lettura, in quanto stravagante e anticipatore, si può supporre, di una storia  noiosa e biografica. Niente di più falso.

Biografia lo è, di Flaubert appunto, ma in modo curioso e divertente, ironico e a volte spassoso. Lo spunto è dato da un pappagallo impagliato che l’autore di “Madame Bovary” avrebbe tenuto su un trespolo presso il suo scrittoio mentre era intento a stendere “Un coeur simple”, un racconto che parla di una domestica povera e semplice e del suo pappagallo.

Barnes immagina che un certo Braithwaite, inglese fino al midollo (controfigura dello stesso autore del libro)  trovi in modo rocambolesco l’epistolario di Flaubert e si rechi in Francia sulle tracce dell’autore. Le trova sia a Croisset, la casa di Flaubert sia in altri molteplici luoghi di Francia e del mondo. Tracce che parlano della vita, degli amori, dei viaggi e delle amicizie di Flaubert. Con uno stile del tutto sapido e pieno di humour inglese, come solo Barnes sa fare.

Ne emerge un ritratto spietato perché privo delle adulazioni proprie delle biografie celebrative, e del tutto sincero. Si parla delle molteplici virtù di Flaubert, del suo genio, ma soprattutto dei suoi vizi, dei suoi numerosi tic, di una vita disordinata e in parte solitaria, propria di chi si definiva un “orso” e non disdegnava gli stravizi e le avventure galanti.

L’ironia dilaga ma non è mai oltraggiosa. Origina divertimento, piacere della lettura ed è anche fonte di aforismi e perle di saggezza colorate di humour.

Per esempio che ne dite di:

“l’unico sogno della democrazia è quello di elevare il proletariato al livello di stupidità raggiunto dalla borghesia”.

“la forma più alta del patriottismo consiste nel dire al proprio paese che si sta comportando in modo disonorevole, irresponsabile, crudele, quando occorre”.

“se uno scrittore somigliasse di più al lettore, sarebbe un lettore  e non uno scrittore”.

“l’amavo; siamo stati felici, mi manca. Non mi amava, siamo stati infelici; mi manca. Forse non ne poteva più di essere amata”.

“la tortura peggiore,  a parte di vivere lontano da chi amiamo, è vivere accanto a chi non amiamo”.

“essere stupidi, egoisti e in buona salute; ecco i tre requisiti per la felicità. Ma se vi manca il primo, gli altri sono inutili”.

Infine, il più crudele:

“gli amanti sono come gemelli siamesi, due corpi e un’anima sola: ma se uno muore prima dell’altro, chi sopravvive deve trascinarsi appresso un cadavere”.

E gli episodi della vita di Flaubert sono spassosi. Il suo tempestoso amore per la poetessa Louise Colet, contesa da più scrittori, la sua amicizia con Du Camp (con il contorno di sospetti) che lo trascinò in una patetica visita in Egitto dove Flaubert fu trascinato sulla cima della piramide di Cheope con un cappello a cilindro e contrasse la sifilide da una prostituta luciferina.

Quindi, senza dilungarmi troppo,  un libro da leggere per chi ama l’humour inglese e non ha remore nel vedere un mostro sacro della letteratura trascinato nel gorgo delle umane passioni e miserie.

“Il pappagallo di Flaubert” vi porterà con diletto a leggere altri testi di Julian Barnes e non ve ne pentirete.

Amoproust, 26 febbraio 2017.


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