Alice Munroe – Una cosa che volevo dirti da un po’
Questo volume è la seconda raccolta di
racconti della Munroe, datata 1974 e pubblicata ora da Einaudi in italiano. L’autrice
è premio Nobel 2013 per la letteratura.
Ho già letto molte cose della
Munroe, scrittrice canadese che ha una sua originalità: scrive solo racconti,
più o meno lunghi, ma sempre ambientati nel suo paese e nella sua regione, l’Ontario.
Originalità perché, si sa, gli editori non amano pubblicare racconti,
prediligono i romanzi e talora i romanzoni, opere più adatte ad attirare il
grande pubblico.
Il racconto è una creazione letteraria non facile, come si potrebbe
credere. Ogni storia deve avere in modo sintetico i suoi protagonisti, il suo
clima, il suo svolgimento in poche pagine
e comunicare qualcosa, sentimenti, impressioni, immagini uniche e pregnanti. La Munroe è una prestigiosa
costruttrice di tutto questo e vi riesce meravigliosamente, sulla scia di altri
grandi scrittori nordamericani, primo fra tutti Hemingway.
Impossibile quindi riassumere una trama e un soggetto. Per lo più i
racconti della Munroe sono retrospettivi, riguardano storie familiari della
giovinezza e del passato, riconducono alla madre dell’autrice. E ad altre
figure che emergono come fantasmi con le loro angosce, le rivalità, i dissidi
irrisolti, i risentimenti.
Ogni
racconto è un viaggio breve, spesso senza un vero approdo in un interno
familiare oppure in uno squarcio dell’infanzia, in una storia d’amore sospesa.
Come la storia delle due sorelle (la prima della raccolta) Ed e Char
avvinghiate l’una all’altra in modo indissolubile, ma sostanzialmente antagoniste,
rivali, mortalmente ferite per la morte di un fratellino annegato di cui
ambedue sentono la responsabilità. Oppure
la fantastica storia del camminatore sull’acqua o la ingenua e divertente novella
dalla barca ritrovata, dove una banda di ragazzini scalmanati trova nella
palude una barca sfasciata e la ricostruisce con l’ingegno e la fantasia dell’infanzia.
In tutti i racconti domina il clima nordico, gelido
e inospitale di un Canada quasi primordiale. Nessuna modernità, nessuna
concessione alla tecnologia. Per costruire racconti così occorre solo una penna
e molti molti nostalgici struggenti ricordi.
Un'autrice da scoprire e da leggere, senza indugi.
Amoproust, 15 febbraio 2017.
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