Elena
Ferrante: “L’amica geniale”
Ho voluto dare la precedenza a
questa lettura, nonostante un lungo elenco di libri che mi aspettano, per la
grancassa mediatica che ha risuonato dopo l’articolo di Roberto Saviano che ha
proposto Elena Ferrante per il premio Strega con scandalo di molti (Veronesi ha minacciato le sue dimissioni dalla giuria... ma che tipo!) e plauso di altri. Come mai
tutto questo clamore?
Elena Ferrante non si sa chi sia.
Scrive da molto tempo, è suo “L’amore molesto” da cui Martone ha tratto il
film. Pubblica con una casa editrice piccola (e/o), ha editato molti romanzi. L’amica geniale è il primo di una
trilogia che non so se avrò la forza di leggere.
Intendiamoci: Elena Ferrante è una
scrittrice di tutto rispetto.
Ambientazione, profilatura dei personaggi, analisi delle situazioni e
dei sentimenti: tutto perfetto. Ma con un grosso limite (secondo il mio modesto
parere): la prolissità, l’eccessivo dettaglio, uno sguardo microscopico
che analizza il fondo delle pieghe.
L’amica geniale è la prima puntata di un percorso di un’amicizia che
dura una vita. Come prima puntata parla dell’infanzia e dell’adolescenza (fino
al matrimonio di Lila a 16 anni) delle due: la protagonista, la voce narrante,
Elena Greco e la sua amica Lina, detta Lila. Più che amicizia parlerei di
fascinazione, incantamento più di Lena verso Lila che il contrario, una specie
di identificazione fino all’annullamento, al desiderio di essere come lei,
dentro di lei. Badiamo bene che Elena è bella, bravissima a scuola per cui
frequenta il liceo (nonostante la poverissima famiglia, il padre è usciere del
comune), una ragazza a posto. Lila invece no. E’ una specie di selvaggia
inizialmente, un anatroccolo nero che però, nel tempo si trasforma in cigno.
Possiede doti misteriose per cui, senza frequentare la scuola ne sa di latino e
di greco, interroga quasi la sua amica per vedere se ha studiato bene e giusto.
E poi ha quella misteriosa capacità di “smarginare”, di uscire da se stessa e
diventare qualcos’altro, di trasferirsi nelle persone e negli oggetti. Oggi si
direbbe “una strega”.
Il tutto avviene a Napoli, in un
rione poverissimo, negli anni 50/60. Credo di aver identificato il rione in
quel pezzo di città che sta tra la ferrovia (piazza Garibaldi) e Poggioreale,
oggi credo completamente diverso. Un rione di operai e artigiani, per cui i
protagonisti sono la famiglia dello scarparo, la famiglia dell’usciere, la
famiglia del falegname e così via. Il rione è una città nella città, un
quartiere chiuso da cui si esce solo da “grandi”. La narrazione parla di queste
famiglie, dei loro rapporti, della dominanza mafiosa di alcune, delle
sopraffazioni, dei tradimenti, degli amori tra i ragazzi ancora preadolescenti,
delle infatuazioni. Un quadro corale, collettivo da cui esce la città
partenopea con tutte le sue virtù e soprattutto i suoi vizi. Soprattutto la
violenza, la sopraffazione, il maschilismo, il potere dei soldi.
Un quadro spietato (si può così
comprendere la passione di Saviano per la Ferrante) dentro il quale la dolce
buona Elena sembra affogare, mentre la intemerata Lila, forte e determinata
riesce a sposare il ricco figlio di Don Achille. Il camorrista della zona,
ucciso dal falegname, ora in carcere, ma cui aveva sottratto il negozio e la
possibilità di lavorare.
L’amica geniale è rientrata
nell’ombra con i suoi inutili studi e la sua bravura a scuola.
Un quadro ambientale vivissimo, una
storia a suo modo avvincente. Ma, secondo me, povera di sintesi, prolissa,
estenuante per il lettore che non ama il dettaglio eccessivo, la ripetitività
ossessiva.
Il seguito c’è ed è nei volumi
successivi della Ferrante “Storia del nuovo cognome “ e “Storia della bambina
perduta” – se non erro. Avrò il coraggio di leggerli? Forse sì, forse no. La
mia impressione è che, se dedico tutto questo tempo alla Ferrante, rubo spazio
di lettura ad altri autori, che ammiccano dalla mia scrivania e dal mio
comodino.
Certo che Lena, Lila, Stefano Enzo,
Nino e le loro famiglie sono entrate nel mio immaginario e nel mio cuore.
Potenza della scrittura e della prosa della Ferrante, chiunque essa sia.
Amoproust, 22 marzo 2015