martedì 10 gennaio 2017

Saviano - La paranza dei bambini

Roberto Saviano – La paranza dei bambini


Un  libro choc, anche se già  sapevo molto di questo libro prima di iniziarlo. Ho letto che è in testa in modo sorprendente alle classifiche di vendita del periodo natalizio. Non è certo una strenna. Mi auguro che il successo del libro sia dovuto non solo a curiosità morbosa ma soprattutto al desiderio di conoscere  e essere informati.

Il libro ha suscitato in me più di una perplessità. E’ un romanzo e quindi ha l’andamento di un giallo noir di camorra, con inevitabili enfasi e coloriture ed espressioni dialettali. Ma Saviano è una persona seria e da Gomorra in poi fa opera di denuncia sociale e di formazione culturale. Quindi è lecito chiedersi quanto sia vero o verosimile (già successo? potenzialmente verificabile nel contesto napoletano di oggi?) e quanto di ciò che Roberto scrive sia documentato dalla realtà dei fatti.

In questa ipotesi (una realtà viva ed esistente) lo choc si fa smarrimento e angoscia. Significa che nel brodo culturale (più che solo  criminale) della Napoli contemporanea è possibile che si formino gang (paranze in linguaggio di camorra) di preadolescenti – adolescenti che apparentemente conducono una vita normale (vanno a scuola, dormono nella casa dei genitori).  Ma questi stessi “bambini” nel segreto dell’associazione mafiosa (con tanto di rituale di iniziazione) spacciano, fanno incursioni armate in motorino nel centro della città, sparando con pistole, mitragliette e Kalashnikov (le cosiddette stese), uccidono gratuitamente e per soldi anche compagni e amici. Tutto per imitare o supplire le gesta dei boss in carcere o ai domiciliari, conquistare le piazze, diventare ricchi e soprattutto potenti.

La loro ispirazione è nelle gesta virtuali di You Tube o nei film di delinquenza, gli eroi sono non più Tex Willer o Zorro o Buffalo Bill, ma criminali puri, dieci volte più cinici e spietati di qualsiasi killer seriale.

Non voglio riassumere il libro. Ma una domanda è lecito porsela: tutto questo avviene e può ancora ripetersi e avvenire senza che il mondo adulto “sano” reagisca, ponga rimedi, intervenga con  la giusta durezza e con i correttivi che uno Stato di diritto possiede? La spietatezza del libro è tale che riflette tutta una società omertosa, ripiegata sulla paura e insensibile alla devianza totale, una società alla fine marcia e complice. Dov’è la scuola, la famiglia (tanto esaltata in Italia), la Magistratura, i pubblici poteri? A tanto è arrivata la tolleranza  e l’ignavia da permettere che la criminalità contagi e corrompa “bambini”?

Se centinaia, migliaia di persone hanno letto questo romanzo in prossimità del Natale e hanno poi dormito sonni tranquilli le conseguenze logiche sono due: o il libro è stato letto come uno dei tanti gialli noir circolanti (assolutamente non preso sul serio) oppure la callosità della coscienza collettiva è tanto spessa da essere ormai una corazza insensibile.

Perché la giusta reazione sarebbe quella di  chiedere a Saviano:  dacci qualche documento in più, cita fatti e date. Perché i media (che pubblicano tante sciocchezze) non sbattono in prima pagina le paranze dei bambini? 

L’intera città di Napoli e l’intera nazione dovrebbero reagire con uno scatto di dignità: nemmeno nelle più buie epoche della storia è esistita un’infamia simile.

Amoproust, 10 gennaio 2017.


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