venerdì 9 dicembre 2016

Patrik Modiano

Patrik Modiano – L’erba delle notti

Strana vicenda quella di Modiano (o Modianò come dicono i francesi). Praticamente sconosciuto in Italia (il paese origine della famiglia e del cognome) è diventato celebre dopo il premio Nobel ricevuto nel 2014.
Einaudi si è buttato pubblicare i suoi libri (l’editoria non si smuove se non ci sono speranze di buoni profitti). Vicenda che è segno inequivocabile di uno scrittore difficile, un  po’ astruso.

Di Modiano ho letto tre romanzi (brevi, un suo pregio). “Rue des boutiques oscures” (letto in lingua originale - premio Goncourt 1978), Sconosciute (2004) e “L’erba delle notti” (2014).

I libri di Modiano sono un insieme coerente di riferimenti e rimandi. La memoria e il sogno segnano la sua struttura letteraria, particolarmente nel volume in oggetto. 
Un taccuino nero, fitto di appunti, date, appuntamenti guida il protagonista (la voce narrante, lo scrittore) nella ricostruzione di un passato quasi dimenticato, ma presente in un inconscio demolito. Riemerge la figura di una donna dalle mille identità che è stata sua amica/amante e un gruppo di personaggi borderline per non dire equivoci. Percorrendo le vie di Parigi e i luoghi citati  nel libretto nero (hotel, caffè, appartamenti) l’autore ricostruisce episodi che sono certamente legati fra di loro ma che l’atmosfera onirica, nebulosa, appannata fa apparire solo come tali.

Una cifra stilistica di Modiano, che può apparite stucchevole è la toponomastica. La citazione di vie con il loro nome (rue de Rennes, rue de Montaparnasse ecc.) e di luoghi più o meno storici di Parigi (le Luxembourg, l’Unic hotel, il caffè 66) è un’ossessione. E’ la realtà che fa da sfondo al carattere onirico della ricostruzione sempre precisa nei dettagli, ma sfuggente nel suo significato biografico e storico. La presenza nel libro di un ispettore di polizia e di un rapporto misteriosamente giunto nelle mani dell’autore, colora la vicenda di giallo/noir collocato forse nel dramma della guerra d’Algeria. Che fine ha fatto la misteriosa Dannie dai mille nomi? Che cosa è successo, che delitto è stato compiuto?

Nessuna risposta a questi interrogativi che rimangono sospesi nell’aria tremolante del ricordo imperfetto.

Così è un po’ sempre nei romanzi di Modiano. 

In “Sconosciute” la storia di tre donne misteriose che si aggirano nelle strade di Francia/Svizzera (non solo Parigi ma Ginevra e Annecy) guidate e forse perseguitate da un destino crudele.

In "Rue des boutique obscures" che ho quasi dimenticato, solo perché letto alcuni anni fa, l'atmosfera è la stessa. 

Tutti i romanzi e i racconti di Modiano costituiscono un percorso nel passato, rievocato e rivissuto partendo da un particolare, un dettaglio. Una modalità proustiana?

Non è un autore facile, può apparire noioso a chi ricerca la trama, l’avvenimento, la conclusione che non c’è mai. Per gustare Modiano bisogna afferrare e godere un clima, un’atmosfera, respirare con il protagonista, immedesimarsi e vivere le sue emozioni. 

Una lettura non adatta agli iperrazionalisti, in cerca di logica e spiegazioni. Una lettura per chi ama le costruzioni del passato alla ricerca di un’identità perduta, affidandosi al sogno e all’immaginazione.

"...questi esseri le cui orme si perdono, nascono un bel giorno dal nulla e alnulla ritornano dopo un fugace brillio. La maggior parte,anche da vivi, non avevano più consistenza di un vapore destinato a non condensarsi mai." (da "Via delle Botteghe oscure")

Amoproust, 9 dicembre 2016



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