Mario Vargas Llosa – Crocevia
Un libro di Vargas Llosa, premio
Nobel per la letteratura, merita sempre rispetto e attenzione. E’ un grande e
ho sempre letto i suoi numerosi libri con piacere. Come dimenticare “La
città e i cani” oppure “La casa verde”, “Avventure della ragazza
cattiva”, “La festa del caprone” “L’eroe discreto” per citare solo quelli che ricordo
a memoria? Impossibile. Una scrittura avvincente, una narrativa esaltante.
Quest’ultimo libro, invece, “Crocevia”
mi ha deluso non poco. La scrittura mi è apparsa un po’ stanca, appannata (d'altronde
l’autore, pur giovanile, ha ottant'anni) e il contenuto, il racconto, articolato su
piani diversi, non sempre coerenti fra di loro.
I piani sono l’erotismo, la
drammatica situazione politica del Perù, una storia di corruzione e violenza.
L’erotismo viene giocato con passione, anche sfiorando la pornografia, data
la leggerezza amorale dei protagonisti e la totale mancanza di pudore e
ritrosia. Non è la descrizione cruda degli amplessi amorosi, prima solo
lesbici, poi a triangolo, infine nella conclusione del libro con allusione a un
quartetto, a sconcertare il lettore ma lo scenario drammatico e crudele dello
sfondo sociale. I protagonisti vivono scissi in una paradossale schizofrenia
personale: da una parte intenti a soddisfare le proprie pulsioni (soprattutto le
donne), dall’altra minati dalla paura del terrorismo e del ricatto.
Il resto del racconto è giallo
politico. Un tentativo di corruzione da parte di un giornalista viscido e
ambiguo, Rolando Garro, al servizio del regime di Fujimori, dittatore del Perù
negli anni ’90, si trasforma in omicidio
dello stesso da parte del regime (in quanto il giornalista ha agito contro le
direttive del Doctor (il plenipotenziario della polizia politica segreta). Le indagini
vengono sviate su un poveraccio semidemente, nemico acerrimo del giornalista.
Ma il regime viene sconfitto in quanto la giornalista erede di Garro, la nana Retaquita,
coraggiosamente si pone contro il Doctor, fingendo di assecondare le sue mire e
procedendo poi a una denuncia pubblica, che mette fine alla dittatura.
Trama stupefacente. Viene il dubbio
che la storia abbia un riscontro nella realtà, in quanto Vargas Llosa è stato avversario politico di Fujimori, giapponese
naturalizzato peruviano nelle elezioni del 1990. Mario Vargas Llosa fu sconfitto per pochi voti, in quanto la popolazione era atterrita dal suo programma di austerità e preferì il populista giapponese.
Nel 1992, dice la storia, Fujimori trasformò il suo regime in sanguinosa dittatura
fino al 2000. Anno in cui fu travolto da scandali e costretto a dimettersi e
all’esilio in Giappone. Quindi la narrazione di “Crocevia” corrisponde cronologicamente
agli eventi storici, la dittatura fu feroce e cadde per la corruzione e anche i
continui assalti terroristici di Sendero Luminoso e dei Tupac Amaru. Ma la descrizione
degli eventi come avviene in “Crocevia” appare debole e quasi ingenua, la
giornalista nana ribelle, la denuncia su un giornale scandalistico e pornografico
del regime, l’avvio alla magistratura delle registrazioni della corruzione.
Un giallo appunto, che può essere
letto come tale, con divertimento anche. Ma non all’altezza dell’autore. Si sa
come avviene: un autore noto e stimato
crea aspettative crescenti, il contrario delude. Se la firma non fosse quella
di V.L. ma il testo fosse inserito in una collana di gialli, sarebbe più
accettabile.
Voglio infine citare un particolare
che mi ha colpito positivamente. A un certo punto della narrazione l’autore incrocia
senza stacchi evidenti, nello stesso capitolo, le tre narrazioni: la vicenda amorosa, il
giallo politico, le sorti del poveraccio incolpato in una casa di riposo penitenziario.
Si tratta di un’escamotage narrativo sconcertante ma che mi è piaciuto molto,
ardito, avvincente.
La mano del grande artista colpisce
sempre, anche solo per un particolare.
Grazie grande Mario. Non deludermi
più.
Amoproust, 20 novembre 2016.
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