sabato 7 ottobre 2017

Almudena Grandes – Inés e l’allegria.

1944. La guerra di Spagna ha visto la definitiva vittoria dei franchisti e la disfatta dei repubblicani. La Francia meridionale, che gravita attorno a Tolosa, rigurgita di esiliati e rifugiati politici che sperano in un intervento degli alleati (ormai vincitori della guerra contro Hitler) per liberare anche la Spagna dal fascismo. Ma gli equilibri internazionali, il voltafaccia di Stalin e del Partito comunista spagnolo, in perenne conflitto tra la fedeltà a Mosca e la liberazione della patria, impediscono un deciso intervento antifranchista.

Ma c’è chi ci prova, fidando sulla forza dei battaglioni partigiani e su una sollevazione spontanea della popolazione, stremata dalla dittatura. Così avviene l’occupazione della valle di Aran, un cuneo nei Pirenei spagnoli che punta deciso verso Madrid. Gli uomini che guidano questa occupazione sono comunisti ardenti, “rossi” antifranchisti decisi a tutto, solidali fra loro, motivati. Sarà un fallimento, gli spagnoli guarderanno questi partigiani come dei pazzi, chiuderanno porte e finestre, non li sosteranno.

Inés è la sorella di Ricardo, falangista. Si ribella alla famiglia, subisce una lunga vicenda di prigionia e isolamento in un convento di suore, e, in seguito a oscure vicende tra cui un tentativo di suicidio, Inés trova una spalla inaspettata nella cognata Adela. Quando i “rossi” occupano la valle d’Aran ne approfitta per fuggire a cavallo per raggiungere Bosost, località diventata la provvisoria “capitale” dell’insurrezione. Donna tra migliaia di uomini, diventa la cuoca del comandante Lobo e del suo stato Maggiore, rivelandosi un genio della cucina.

Ma qui scoppia, meglio deflagra l’amore tra Inés e il capitano Galan, capo di una coloratissima compagnia di antifranchisti. D’ora in poi la vicenda è chiara: l’amore tra Inés e Galan domina la scena sullo sfondo delle varie vicende della valle d’Aran che si concludono in un fallimento e la mesta ritirata in Francia a Tolosa. Qui Inés inizia la sua vera carriera come cuoca (aprendo ristoranti della “migliore cucina spagnola in Francia”) e seguendo le vicissitudini degli esuli spagnoli che cercano di infiltrarsi in Spagna per mantenere vivo l’antifranchismo e il desiderio di ribellione.

Che dire di questo voluminoso romanzo della Grandes (più di 700 pagine) che, nel progetto dell’autrice doveva essere solo uno dei sei grandiosi romanzi dedicati alla Spagna e all’antifranchismo?

La prima parola che viene in mente è negativa: eccessiva prolissità. Ma subito penso che così sono ingeneroso, perché il romanzo è bello, con pagine straordinarie: alcune proprie dell’amore tra Galan e Inés, altre, forse più ironiche dedicate ai compagni d’avventura, tutti con i loro tic, le paure, l’eroismo della dedizione alla causa e infine la cucina di Inés che costituisce l’allegria e riempie di aromi e sapori l’avventura dei partigiani e degli esuli.

Indubbiamente il romanzo è appesantito dalle lunghe digressioni storiche sulla repubblica spagnola e sulla guerra contro Franco, ma soprattutto dalle analisi politiche delle vicende del PCE, del suo rapporto con l’Unione Sovietica, l’intreccio della Pasionaria Dolores Ibarruri, le sue vicende d’amore, la storia di Antonio Monzon e di Carmen De Pedro, nomi storici del partito e della lotta antifranchista. Dove queste note si intrecciano con la vicenda del romanzo, tutto è giustificato, ma dove la pagina narrativa diventa saggio storico o biografico e, anche discorso politico, quasi comizio, ebbene c’è una stonatura. Si impara molto su una pagina di storia spesso dimenticata (soprattutto in Italia) ma la narrazione ne risulta diluita, quasi l’autrice senta il bisogno di dichiarare la “realtà-verità” della vicenda incistandola nella Storia con la esse maiuscola. Non ce n’era bisogno, ci sono i saggi storici, la narrazione si regge benissimo da sola.

Bella la conclusione. I “vinti” della guerra civile e della disgraziata invasione della valle d’Aran continuano a lottare per tutta la vita. Inés è socia della Taberna spagnola in Tolosa punto di ritrovo e di passaggio degli esuli spagnoli fino alla morte di Franco (1977).  Tutti si potranno riabbracciare ormai in età matura  – esuli e infiltrati in Spagna – a Madrid, trovando però un paese diverso da quello per tanti anni sognato. Certamente un paese non comunista, non “rosso”.

La Grandes è una grande scrittrice: passionale, irruente, generosa, mai rassegnata e depressa. Lo stile si amalgama ed è una stessa cosa con il contenuto, segnato da una forte passione politica, civile e umana.

L’amore di Inés e Galan, forte e resistente per una vita intera è una vicenda indimenticabile della letteratura romantica mondiale.


Amoproust, 8 ottobre 2017

Di questa autrice ho commentato in questo blog anche il romanzo "Cuore di ghiaccio" (giugno 2015)

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