Interludio
Chiedo scusa ai miei pochi e affezionati lettori se non mi sono più fatto
vivo con le mie letture e recensioni.
E’ stata per me un’estate diabolica e rovente non solo per il caldo, la
siccità ma soprattutto per vicende personali che mi hanno addolorato, depresso
e svuotato. Ho letto sì ma distrattamente e, per congettura, anche questa
diabolica, testi sgradevoli, che non mi hanno dato alcun piacere. Colpa dei
libri o del mio stato d’animo? Non lo so.
Di questi testi non intendo parlare. Il primo “Corruzione” di Don Winslow è
un inno alla malvagità e al cinismo dell’agire. Forse non era questa
l’intenzione dell’autore, ma l’esito di fatto. Piacerà come testo ai patiti del
poliziesco ma questo libro non ha nulla a che fare con la letteratura.
Il secondo è di un grande autore Jonathan Coe. “La banda dei brocchi” forse perché opera ancora immatura, forse di
nuovo per la mia provvisoria incapacità di intendere, non mi ha dato alcun
piacere. Scombinato, a volte retorico, melenso nel finale… insomma altra cosa
dai libri noti di Coe.
Il terzo è stata una sorpresa. Un testo di una scrittrice messicana di
cui, invece intendo parlare. E sarà la mia prossima recensione.
Amoproust, 9 settembre 2017
Angeles Mastretta – Donne dagli occhi grandi
Un’indicazione, una veloce ricerca su Internet, una scoperta.
Nulla sapevo di quest’autrice messicana
contemporanea, che certamente appartiene alla schiera delle grandi donne della letteratura
e alla capacità, tutta sudamericana, ladina,
di far vivere nella scrittura, sentimenti, passioni, emozioni.
Come suggerisce il titolo non si
tratta di un romanzo (l’autrice ne ha
scritti) ma di ritratti: profili di donne di Puebla, che affettuosamente
l’autrice chiama zie, mai donne
qualunque, ma donne accomunate dalla fierezza di essere tali, dalla determinazione
nel raggiungere obiettivi, dalle invincibili passioni violente e irriducibili,
dal sentimento orgoglioso del proprio io.
Ritratti scritti sulla carta ma che
sono piuttosto o pitture realizzate a pennellate violente e cariche di colore o piuttosto
sculture a tutto tondo create con forti scalpellate e martellate così che ne
esca un volto fiero e scavato, un busto scanalato, una statua abbozzata ma che
già dice tutto del soggetto.
Pochi sanno usare la penna come uno
scalpello così come riesce a Mastretta. Le donne dagli occhi grandi sono capaci
di guardare oltre, al di là del quotidiano, sempre pronte a cogliere la
creatività della vita, sempre con un piglio deciso e irrispettoso delle
convenzioni e delle regole.
I profili di queste donne sono
tanto diversi nei dettagli e nelle particolarità che le contraddistinguono
quanto uguali nella stilistica umana e caratteriale. Si assomigliano perché
sono espressione del femminino ardente e prepotente della donna messicana.
Profili da leggere e su cui
riflettere: una galleria unica in cui si concretizza l’anima e lo stile di
Angeles Mastretta.
Questa autrice ha scritto anche
romanzi e una raccolta di profili maschili titolata “Mariti”. Sull’onda dell’entusiasmo
per la lettura di “Mujeres de ojos grandes” ho iniziato la lettura di “Strappami
la vita” (Arrancame la vida) romanzo d’esordio del 1986, ma ne sono rimasto
deluso. Come mangiare un piatto insipido dopo una pepata di cozze. Ma la
Mastretta è sicuramente capace di usare la penna come poche sanno fare. Merita
un atto di fede. Ci riproverò.
Amoproust, 9 settembre 2017
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