José
Saramago – Il racconto dell’isola sconosciuta
Non c’è bisogno di presentazione
per José Saramago, scrittore portoghese premio Nobel e vero genio della parola
scritta. A dir la verità non ha avuto una gran fortuna in Italia, quanta ne
hanno avuta altri scrittori stranieri.
Io trovo Saramago, fin dalle prime righe
di un suo libro eccitante e coinvolgente, come un amico che si accinge ad
accompagnarti per un viaggio che può essere lungo o breve, ma sempre interessante.
Saramago è uno di quegli autori che io provo desiderio di rileggere, quando
vedo le sue copertine e mi rivengono in mente i suoi personaggi, dall’epico
“Memoriale del convento” allo struggente “Assedio di Lisbona” e, per citare i
più famosi “Zattera di pietra” “Caino” “L’uomo duplicato” e come dimenticare
“Il Vangelo secondo Gesù Cristo” umanissima trasfigurazione della figura umana
di Gesù per finire con lo sconvolgente “Cecità” parabola drammatica e tosta della
vita e della civiltà umana.
Il premio Nobel fu motivato con queste parole: “[Saramago] con parabole, sostenute
dall'immaginazione, dalla compassione e dall'ironia ci permette continuamente
di conoscere realtà difficili da interpretare". Del discorso che tenne
alla consegna del premio famoso è l'incipit: "L'uomo più saggio ch'io
abbia mai conosciuto non era in grado né di leggere né di scrivere", disse
riferendosi
a suo nonno.
Questo libretto di cui parlo oggi “il
racconto dell’isola sconosciuta”, uscito dopo la sua morte almeno in Italia non è un romanzo ma
una specie di favola, breve, poco più di 40 pagine, che, come molte favole
inizia con un re e un suddito che, fiducioso, gli rivolge una preghiera. Ma il
re non ha tempo di presentarsi alla
porta delle petizioni, perché preferisce sostare alla porta degli omaggi di
questo suo fastoso palazzo. E alle petizioni delega il suo primo segretario
che, a sua volta delega un sottosegretario, che a sua volta delega un assistente
e così via giù giù fino alla donna delle pulizie. Così voi capite già la
metafora, tutta politica, del potere: i potenti amano essere adulati, ma quando
si tratta di fare, preferiscono delegare fino all’azzeramento della loro
azione, all’inerzia, al non-fare. Ed è l’ultima del palazzo, la donna delle
pulizie, che un giorno, stufa e ribelle, varca la porta delle decisioni.
Naturalmente la favola e quindi la
metafora non finiscono qui. Lo sviluppo è interessante perché svela come ci si
può far gioco del potere con poco, anche solo con una buona e paziente resistenza
e… una donna delle pulizie. L’uomo così, finalmente ricevuto dal re svela il
suo desiderio: vuole una barca per mettersi alla ricerca dell’isola sconosciuta.
Qui comincia il bello del racconto, con i vari sofismi sulle isole sconosciute
o meno e il re costretto a ceder di
fronte a una mezza rivolta di popolo. E
poi la conclusione.
La saggezza
dice che “bisogna allontanarsi dall’isola per vedere l’isola e che non vediamo se non ci allontaniamo da noi
stessi.”
Leggete il
grazioso libretto, meditatelo.
Me lo sono goduto questo raccontino
di Saramago, mi ha regalato una serata piacevole e di profonda meditazione.
Amoproust 3
agosto 2015
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