lunedì 3 agosto 2015

Saramago



José Saramago – Il racconto dell’isola sconosciuta

Non c’è bisogno di presentazione per José Saramago, scrittore portoghese premio Nobel e vero genio della parola scritta. A dir la verità non ha avuto una gran fortuna in Italia, quanta ne hanno avuta altri scrittori stranieri. 
Io trovo Saramago, fin dalle prime righe di un suo libro eccitante e coinvolgente, come un amico che si accinge ad accompagnarti per un viaggio che può essere lungo o breve, ma sempre interessante. 

Saramago è uno di quegli autori che io provo desiderio di rileggere, quando vedo le sue copertine e mi rivengono in mente i suoi personaggi, dall’epico “Memoriale del convento” allo struggente “Assedio di Lisbona” e, per citare i più famosi “Zattera di pietra” “Caino” “L’uomo duplicato” e come dimenticare “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” umanissima trasfigurazione della figura umana di Gesù per finire con lo sconvolgente “Cecità” parabola drammatica e tosta della vita e della civiltà umana. 
Il premio Nobel fu motivato con queste parole: “[Saramago] con parabole, sostenute dall'immaginazione, dalla compassione e dall'ironia ci permette continuamente di conoscere realtà difficili da interpretare". Del discorso che tenne alla consegna del premio famoso è l'incipit: "L'uomo più saggio ch'io abbia mai conosciuto non era in grado né di leggere né di scrivere", disse riferendosi a suo nonno.

Questo libretto di cui parlo oggi “il racconto dell’isola sconosciuta”, uscito dopo la sua morte almeno in Italia non è un romanzo ma una specie di favola, breve, poco più di 40 pagine, che, come molte favole inizia con un re e un suddito che, fiducioso, gli rivolge una preghiera. Ma il re non ha tempo di  presentarsi alla porta delle petizioni, perché preferisce sostare alla porta degli omaggi di questo suo fastoso palazzo. E alle petizioni delega il suo primo segretario che, a sua volta delega un sottosegretario, che a sua volta delega un assistente e così via giù giù fino alla donna delle pulizie. Così voi capite già la metafora, tutta politica, del potere: i potenti amano essere adulati, ma quando si tratta di fare, preferiscono delegare fino all’azzeramento della loro azione, all’inerzia, al non-fare. Ed è l’ultima del palazzo, la donna delle pulizie, che un giorno, stufa e ribelle, varca la porta delle decisioni.

Naturalmente la favola e quindi la metafora non finiscono qui. Lo sviluppo è interessante perché svela come ci si può far gioco del potere con poco, anche solo con una buona e paziente resistenza e… una donna delle pulizie. L’uomo così, finalmente ricevuto dal re svela il suo desiderio: vuole una barca per mettersi alla ricerca dell’isola sconosciuta. Qui comincia il bello del racconto, con i vari sofismi sulle isole sconosciute o meno e il re costretto  a ceder di fronte  a una mezza rivolta di popolo. E poi la conclusione.
La saggezza dice che “bisogna allontanarsi dall’isola per vedere l’isola e che  non vediamo se non ci allontaniamo da noi stessi.”
Leggete il grazioso libretto, meditatelo.

Me lo sono goduto questo raccontino di Saramago, mi ha regalato una serata piacevole e di profonda meditazione.

Amoproust 3 agosto 2015

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