Il Cancello.
Ci sono romanzi che sembrano frutto di una vena creatrice
impetuosa, tale è l’incalzare degli avvenimenti che raccontano, la felice
concatenazione degli eventi, lo spostarsi della narrazione tra eventi lontani
ed altri prossimi o perfino vicini a noi. I personaggi si delineano netti,
quasi si contendono lo spazio che l’autore dedica loro, le immagini si affollano
davanti allo sguardo del lettore, che si trova portato, direi trascinato in un mondo
parallelo che qualcuno ha creato per lui, e che lo cattura pagina dopo pagina,
fino alla conclusione.
Eppure se non ci si
ferma alla prima impressione, ci si rende subito conto che quei personaggi sono
stati per anni sopiti, addormentati nella coscienza dello scrittore, e hanno
atteso con pazienza, nel corso di una lunga, lunghissima riflessione di chi li
ha creati, che non riguarda una storia da raccontare, pur originale e bella, ,
ma tutto un modo di vedere la vita, fino a che non reclamano corpo e voce,
s’impongono quasi per farsi avanti, e nascono compiuti e perfetti.
Tutti loro hanno in questo libro la loro ragione d’essere, e
nulla è lasciato al caso. Così che il romanzo, nella sua ricchezza, sfugge a
qualsiasi definizione, poiché definire significa in qualche modo delimitare, ed
il protagonista è incuriosito da quanto è circoscritto, delimitato, ma è uno
che non si ferma, pur esitando, essendo e attratto da qualcosa che insieme lo
respinge.
Come il protagonista, l’autore si muove libero da vincoli e
costrizioni e non vuole certamente scrivere un romanzo di genere.
E’ senz’altro un romanzo sulla guerra, quello che è nella
sua brutalità e quello che lascia dietro di sé come vuoto, amarezza, rimpianti
e non solo, ma non è semplicemente un romanzo che parla della guerra.
E’ anche un romanzo di formazione, di ricerca di sé
attraverso prove a volte crudeli, che richiedono coraggio, perché sempre la
sete di conoscenza e verità non sfugge a un prezzo di dolore, o quanto meno di
perdita dell’innocenza.
Lorenzo Manusardi, il protagonista, non valica semplicemente
un cancello che in genere è chiuso: va incontro al suo destino, un destino che
è collegato ad avvenimenti che la sua giovinezza gli fa apparire remoti, e sono
solo di ieri. Solo rimettendo insieme i pezzi di un puzzle incredibile e
doloroso, solo affrontando a viso aperto la faccia oscura della realtà, aiutato
in questo da un’amica generosa e vera, che lo affiancherà in quest’avventura
che lo riguarda molto più da vicino di quanto potesse sospettare, Lorenzo
scoprirà la sua vera identità, misurandosi con grandi dolori, con un’umanità
dolente che porta le tracce di ferite insanabili, ma anche con disperati che
alla speranza non hanno saputo rinunciare: riconoscerà l’amore, tortuoso e
portatore anch’esso di ferite, eppure ineluttabile e anch’esso col segno della
speranza...
Sarebbe tradire l’autore e i lettori raccontando di più di
una vicenda che ha momenti di nostalgia, ma anche altri molto duri per l’aspro
realismo dei fatti raccontati, e altri ancora che parlano di un sogno bello e
utopistico, destinato a scontrarsi con una realtà che alla fine cinge d’assedio
proprio chi vorrebbe sfuggirla. La vita bussa ai cancelli, trascina tutti
talvolta loro malgrado a vivere svegliandoli dal sogno, e forse è meglio così
perché anche le vite sospese debbono misurarsi col tempo umano che scorre,
inesorabile.
Una menzione particolare merita il personaggio di Padre
Felice, bellissima figura di filosofo e di uomo, un professore e un religioso
che tutti avremmo voluto incontrare.
Il cancello è un
romanzo scritto da un uomo maturo con la forza e la freschezza di un
ragazzo. Apra pure il lettore quel cancello che si apre su un parco misterioso:
non resterà deluso.
Recensione di Donatella Dini
- 12 agosto 2015
Nessun commento:
Posta un commento