Alessandro
Baricco “La sposa giovane”
Come lettore ho conosciuto Baricco
alla fine degli anni ’90 con City, un romanzo che allora mi aveva sorpreso e un
po’ smarrito. Ma la conoscenza iniziale mi ha spinto a leggere di Baricco
tutto, proprio tutto. Li ho tutti i suoi libri nella mia biblioteca, da quelli
che ho amato di più come “Castelli di rabbia” o “Questa storia” a “Tre volte
all’alba” che mi ha lasciato freddino. Non potevo fare a meno di leggere “La sposa giovane” alla sua
uscita e ne sono rimasto folgorato.
Un libro sorprendente, non tanto
per la vicenda direi quasi inesistente, ma per le atmosfere che crea e le
figure dei protagonisti. Con improvvise incursioni dell’autore che passa disinvoltamente
dalla terza alla prima persona, mettendosi nei panni de “la sposa giovane”.
Creando un certo scompiglio o sconcerto nel lettore.
La protagonista è la Famiglia: uno
strano aggregato di figure caratterizzate a tutto tondo nella loro follia
condivisa e universalmente accettata come normalità. Un Padre con un’inesattezza del cuore (una
strana malattia, un cuore di vetro, pronto
a infrangersi per un nonnulla), una Madre dalla mitologica bellezza (i
cui sillogismi raziocinanti sono improponibili) una Figlia bellissima ma storpia, uno Zio (che
non è tale) che dorme sempre ma è vigile più degli altri. E un Figlio lontano
in una mitica Inghilterra a curare gli affari di famiglia (affari tessili) e il
cui ritorno è atteso invano.
La sposa giovane piomba in questa atmosfera fatta
di rarefatte ritualità (una colazione mattutina infinita, un maggiordomo zelante
e onnipresente, la villeggiatura annuale ecc.ecc.) per – appunto – sposare il
Figlio che non c’è. E non tornerà mai. E su tutto implacabile la notte
tenebrosa, temuta dalla Famiglia, perché tutti gli antenati, nessuno escluso,
sono morti di notte.
Questa la vicenda. Ma la bellezza del
libro è nella scrittura di Baricco e, secondo me, in pagine stupende. Quelle,
per esempio, sul mitico seno della Madre, oggetto di desiderio e di perdimento per
una moltitudine di maschi arrapati. Oppure la notte della Figlia con la Sposa
giovane, oppure della Sposa giovane con la Madre, pagine di un sottile erotismo
che tutto pervade e intride. E l’infinita sequenza di oggetti che dovrebbero
precedere l’arrivo del Figlio e che sono nient’altro che annunci strampalati di
… niente, un linguaggio criptico, fatto di “recapiti”. E le pagine dedicate al bordello dove il Padre
porta la Sposa giovane per un’inusuale rito d’iniziazione.
Non so quale significato recondito
Baricco abbia voluto (o non voluto) attribuire a questa storia. Resta il fatto
che il libro mi ha affascinato come un lungo viaggio onirico in un mondo
irreale che ha leggi tutte sue e che non si lascia valutare secondo parametri
narrativi tradizionali.
Un libro da leggere e da godere,
nient’altro. Un capolavoro di creatività e sottile ironia. Un viaggio fantastico
ricco di impressioni sensuali e di situazioni paradossali.
Mi sembra che con
quest’ultimo romanzo (o non romanzo)
Baricco si confermi il principe degli autori contemporanei nel panorama della
narrativa italiana, una spanna sopra tutti.
Amoproust, 22 aprile 2015
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