martedì 30 maggio 2017

Maldini Sergio – La casa a Nord-Est

Un libro acquistato per curiosità in libreria su consiglio di un’amica. Una lettura datata (il volume è uscito nel 1991) che ha vinto il premio Campiello nel ’92 e altri riconoscimenti. Non conoscevo l’autore ma è stata una scoperta interessante.

Non userò toni superlativi perché la mia valutazione è oscillante tra un buon giudizio e qualche perplessità. La positività del libro è nell’intento narrativo: la celebrazione delle proprie radici ritrovate, la scoperta dell’amore “maturo” e l’inseguimento delle proprie illusioni, concretizzate in una casa rustica in Friuli, estremo lembo orientale della penisola, terra di confine, popolata di caserme  e di soldati, terra bassa, quasi immobile nel tempo. 
Trovo negatività invece in un linguaggio ampio, ma un po’ aulico e ricercato, quasi artificioso e in inserimenti, nel filone principale della storia di avvenimenti costruiti.  Ma veniamo al racconto.

Marco Gregori è uno sceneggiatore della Tv, vive a Roma con una moglie  e un figlio adolescente, ma è insoddisfatto, anche se la sua vita scorre pacifica, senza particolari scosse  e turbamenti. La grande città lo soffoca, sogna di tornare nella sua terra di origine, il Friuli, che nostalgicamente sogna e rimpiange. E’ una specie di magia, di sogno che si concretizza nell’acquisto di un grande rustico da ristrutturare in quel di Varno, piccolo centro della bassa friulana, nei pressi del Tagliamento. Una terra da un lato desolata e quasi desertica, dall’altra popolata di fantasmi storici, dai longobardi a Napoleone.

E qui entrano in scena gli abitanti di questi piccoli centri agricoli: nobili, architetti, contadini, artigiani accomunati dall’amore per il Friuli, orgogliosi di appartenervi, ma chiusi in caste rigide e che si frequentano in cene rituali, in eventi cadenzati e quasi liturgici. Su tutti domina la “principessa” Maria Luisa Sabot-Magnelli un’aristocratica colta e aperta, una feudataria attenta al territorio che non venga invaso da stranieri esotici. Così Marco che vuole acquistare un suo rustico abbandonato ma segnato da passaggi storici (si parla di una casa adibita ad amori ancellari del Bonaparte) deve subire una specie di esame di “attitudine” ad abitare lì. Non è facile appartenere a questa piccola società composita, bisogna esserne degni.

Marco riceve il benestare della “piccola società friulana” (che tanto mi ha ricordato il cenacolo della Verdurin di Proust) e mentre procede alla ristrutturazione di questo rustico immenso (con precise raccomandazioni- ordini all’architetta racchiuse in una lettera un po’ vaneggiante scritta da Roma) si innamora di un’ aristocratica del circolo, la Bellavitis  e con lei vive un’intensa e contrastata storia d’amore. Come si concili questa storia (di per sé fulgida e straziante nelle sue contraddizioni) nella vita “ufficiale” di Marco  a Roma, dove una solerte moglie Martina lo aiuta  a scegliere l’arredamento del rustico friulano, non si comprende dal libro. Le ama tutte e due? Lui dice di sì, ma di fatto tutto il suo cuore è per Antonia Bellavitis, non c’è spazio per Martina, se non di tipo schiavistico e subordinato. E’ un aspetto del libro che non mi ha soddisfatto non per pruriti moralistici piccolo borghesi ma per la totale assenza di problematizzazione e di conflitto nell’esclusione della compagna ufficiale dalla sua vita vera.

La ristrutturazione del rustico procede, lo si inaugura ufficialmente con una recita  teatrale nella barchessa (una commedia in dialetto e dei monologhi dei vari personaggi della piccola società dove ciascuno svela un po’ della sua identità).

Questa recita teatrale un po’ barocca sa di falso e di inautentico: mi dispiace per l’autore ma il ritmo narrativo della vicenda qui si incaglia e svela la sua fondamentale “teatralità”: tutto è commedia e dramma, sogno e irrealtà.

Il finale è a sorpresa, non lo racconterò per non essere palesemente indiscreto. Anche questo è teatrale, al limite del paradosso.

Comunque perdonatemi l’estrema cattiveria con cui ho fatto le pulci  a un libro tutto sommato piacevole e che ha nella mitizzazione delle origini e della terra friulana il suo nucleo fondante.


Amoproust, 30 maggio 2017

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