Maldini Sergio – La casa a Nord-Est
Un libro acquistato per curiosità
in libreria su consiglio di un’amica. Una lettura datata (il volume è uscito
nel 1991) che ha vinto il premio Campiello nel ’92 e altri riconoscimenti. Non
conoscevo l’autore ma è stata una scoperta interessante.
Non userò toni superlativi perché
la mia valutazione è oscillante tra un buon giudizio e qualche perplessità. La
positività del libro è nell’intento narrativo: la celebrazione delle proprie
radici ritrovate, la scoperta dell’amore “maturo” e l’inseguimento delle
proprie illusioni, concretizzate in una casa rustica in Friuli, estremo lembo
orientale della penisola, terra di confine, popolata di caserme e di soldati, terra bassa, quasi immobile nel
tempo.
Trovo negatività invece in un linguaggio ampio, ma un po’ aulico e
ricercato, quasi artificioso e in inserimenti, nel filone principale della
storia di avvenimenti costruiti. Ma
veniamo al racconto.
Marco Gregori è uno sceneggiatore
della Tv, vive a Roma con una moglie e
un figlio adolescente, ma è insoddisfatto, anche se la sua vita scorre
pacifica, senza particolari scosse e
turbamenti. La grande città lo soffoca, sogna di tornare nella sua terra di
origine, il Friuli, che nostalgicamente sogna e rimpiange. E’ una specie di magia,
di sogno che si concretizza nell’acquisto di un grande rustico da ristrutturare
in quel di Varno, piccolo centro della bassa friulana, nei pressi del
Tagliamento. Una terra da un lato desolata e quasi desertica, dall’altra
popolata di fantasmi storici, dai longobardi a Napoleone.
E qui entrano in scena gli abitanti
di questi piccoli centri agricoli: nobili, architetti, contadini, artigiani
accomunati dall’amore per il Friuli, orgogliosi di appartenervi, ma chiusi in
caste rigide e che si frequentano in cene rituali, in eventi cadenzati e quasi
liturgici. Su tutti domina la “principessa” Maria Luisa Sabot-Magnelli
un’aristocratica colta e aperta, una feudataria attenta al territorio che non
venga invaso da stranieri esotici. Così Marco che vuole acquistare un suo rustico
abbandonato ma segnato da passaggi storici (si parla di una casa adibita ad
amori ancellari del Bonaparte) deve subire una specie di esame di “attitudine”
ad abitare lì. Non è facile appartenere a questa piccola società composita,
bisogna esserne degni.
Marco riceve il benestare della
“piccola società friulana” (che tanto mi ha ricordato il cenacolo della
Verdurin di Proust) e mentre procede alla ristrutturazione di questo rustico
immenso (con precise raccomandazioni- ordini all’architetta racchiuse in una
lettera un po’ vaneggiante scritta da Roma) si innamora di un’ aristocratica
del circolo, la Bellavitis e con lei
vive un’intensa e contrastata storia d’amore. Come si concili questa storia (di
per sé fulgida e straziante nelle sue contraddizioni) nella vita “ufficiale” di
Marco a Roma, dove una solerte moglie
Martina lo aiuta a scegliere
l’arredamento del rustico friulano, non si comprende dal libro. Le ama tutte e
due? Lui dice di sì, ma di fatto tutto il suo cuore è per Antonia Bellavitis,
non c’è spazio per Martina, se non di tipo schiavistico e subordinato. E’ un
aspetto del libro che non mi ha soddisfatto non per pruriti moralistici piccolo
borghesi ma per la totale assenza di problematizzazione e di conflitto nell’esclusione
della compagna ufficiale dalla sua vita vera.
La ristrutturazione del rustico procede,
lo si inaugura ufficialmente con una recita
teatrale nella barchessa (una commedia in dialetto e dei monologhi dei
vari personaggi della piccola società dove ciascuno svela un po’ della sua
identità).
Questa recita teatrale un po’
barocca sa di falso e di inautentico: mi dispiace per l’autore ma il ritmo
narrativo della vicenda qui si incaglia e svela la sua fondamentale
“teatralità”: tutto è commedia e dramma, sogno e irrealtà.
Il finale è a sorpresa, non lo
racconterò per non essere palesemente indiscreto. Anche questo è teatrale, al
limite del paradosso.
Comunque perdonatemi l’estrema
cattiveria con cui ho fatto le pulci a un
libro tutto sommato piacevole e che ha nella mitizzazione delle origini e della
terra friulana il suo nucleo fondante.
Amoproust, 30 maggio 2017
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