mercoledì 15 marzo 2017

La casa dei Krull - Simenon

Simenon -  la casa dei Krull

E’ l’ultimo romanzo del grande Simenon pubblicato da Adelphi che sta curando l’edizione di una specie di “opera omnia” dell’autore francese, conosciuto ovunque per il commissario Maigret e le sue “storie” poliziesche. E’ anche noto agli appassionati che Simenon non significa solo Maigret, ma tutta una serie di “racconti” che hanno come protagonista indiscusso la Francia, soprattutto la Francia dei poveri, degli esclusi, della provincia bigotta e culturalmente arretrata come lo sono spesso le campagne e i suburbi.

Io preferisco di gran lunga il Simenon romanziere e pittore d’ambienti al Simenon giallista. Anche se ho letto tutto Maigret in lingua originale e, quando alla TV ridanno una serie con l'interpretazione di Bruno Cremer, non mi posso esentare dal vederla. Atmosfere e lessico indiscutibilmente "Simenon". Cremer sta a Maigret come Zingaretti sta a Montalbano. 

Ma la divisione è artificiosa. Già in Maigret si respira a più riprese quel clima torbido e reticente della provincia delle chiuse e delle nebbie, dei battelli che solcano i canali e fanno la spola tra la Senna e i porti dei Paesi Bassi. Clima e rapporti sociali che sono sempre uguali a se stessi, tra storie familiari popolate di segreti indicibili, osterie dove si celebra la sagra del gossip e delle maldicenze, marinai che portano da lontano riti di culture diverse e “strane” per i sospettosi abitanti dei canali.

Va da sé che letto un romanzo di Simenon e respirata l’aria e il profumo “culturale” di una storia (sapore di fumo di tabacco, di pesante vino rosso, di Calvados e di sidro, nonché della cassoulet e dello stinco di maiale, di stanze d’albergo squallide e disadorne), sembra di averli letti tutti. Ma c’è sempre un dettaglio, un movimento, una particolarità che segna quel racconto come unico e impedisce di usare la parola infamante “fotocopia”. Simenon non produce fotocopie ma ha un suo inconfondibile tratto, come tutti i grandi scrittori e i grandi artisti. Si riconosce Simenon come non si può non riconoscere un Toulouse Lautrec, un Monet o un Caravaggio.

La casa dei Krull è un racconto originale. I Krull sono emigrati tedeschi naturalizzati. Mercanti  integrati nella vita del “canale”. Ma la monotonia, il tran tran quotidiano che ha permesso la mimetizzazione, vengono spezzati quando sopraggiunge un membro della famiglia originaria dalla Germania a ricordare un’estraneità ormai quasi dimenticata. C’è un caso di omicidio e la gente del posto comincia a sospettare dei Krull e di questo nuovo arrivato che parla quasi solo tedesco. Scatta la xenofobia, comincia il sospetto che diventa accusa gratuita, calunnia  e persecuzione. Arriva la tragedia finale.

La grandezza di Simenon è nel modo in cui tratta la psicologia della folla, il dilagare della diceria, i movimenti che diventano sommossa e ostracismo. Una bravura indiscutibile che mi ha richiamato alla mente l’assalto ai forni del Manzoni e la folla arringata dal “poeta” Renzo Tramaglino. 

Una bravura che fa di questo semplice racconto un piccolo capolavoro da non perdere e alla luce del quale leggere tante tragedie contemporanee.

Amoproust 15 marzo 2017

Nota: di Simenon non capisco solo una cosa. Perché tutti quei frequentissimi puntini di sospensione? Fanno sì pensare al non detto, ma indicano anche un trascinamento del pensiero, un’ irresolutezza di fondo. Forse sarebbe bene, in un’ edizione moderna, lasciarli perdere.

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