Michel
Houllebecq – Sottomissione
Un libro che ha fatto clamore in
Francia e ha suscitato aspre polemiche anche in Italia, giudicato scandaloso o
comunque provocatorio al limite dell’indignazione.
Io non sarei di questo parere così
“estremista”. Un libro che ho letto sostanzialmente con piacere e, a tratti,
anche con divertimento intellettuale. Certo Houllebecq è un provocatore, uno
scrittore che ha la lingua tagliente (della verità?) e che non si ferma di
fronte a nulla, non adora alcun Dio, non ha rispetto per alcun mostro sacro,
sia un’istituzione, sia una persona. Satirico, sprezzante, ironico, beffardo.
Sottomissione ha diversi aspetti.
In primo luogo è la storia di un uomo solo e disperato, annoiato e esasperato:
un professore della Sorbona di Parigi (controfigura dello stesso Houllebecq) che
ha dedicato la sua vita a studiare Huysmans, un decadentista del XIX secolo Che, nel presente, porta avanti lezioni accademiche con tristezza e noia e che ama (o sfrutta
sessualmente) ogni anno una studentessa diversa. Storia disperata che avrebbe
potuto concludersi positivamente nell’incontro con Myriam, una studentessa
ebrea di 22 anni con cui riesce a strutturare un rapporto anche affettivo, profondo
ma la cui famiglia lascia Parigi per Israele. E la ragazza non ha il coraggio
di scegliere lui.
E qui si innesta la grande tragedia di fantapolitica del
libro. In Francia un partito islamista moderato partecipa alle elezioni
presidenziali del 2017, fa da contrasto al movimento della Le Pen e con
l’appoggio terrorizzato dei socialisti e della destra moderata (spaventati
dall’ipotesi di una vittoria dei lepenisti) vince.
Il nuovo Presidente
musulmano Mohamed Ben Abbes è un uomo pacioso e moderato, del tipo “vivi e
lascia vivere” per cui intrattiene rapporti cordiali con tutti gli esponenti
del vecchio regime, ma non può rinunciare alla islamizzazione della società
francese e dell’Europa.
Per cui chi non si converte all’Islam viene allontanato
dall’insegnamento, anche se gratificato da una generosa pensione e chi invece
accetta di convertirsi ha lo stipendio triplicato. Viene introdotta la
poligamia e la donna scompare dalla vita pubblica per essere relegata al ruolo di sposa e di
fedele serva del suo signore e padrone. Non solo: scompare la donna seduttiva
dalle strade di Parigi: niente più minigonne e gambe al vento, ma velo e
pantaloni e jalabbe che coprono. La donna coperta per cui il desiderio maschile
si attenua, di ammoscia fino a sparire (paradossale! Houllebecq prende in giro anche se stesso). Il nuovo regime gode dei
favori arabici per cui nuota nell’oro e non ha problemi economici, punta
all’autonomia energetica e si fa promotore di un’Europa allargata ai paesi
mediterranei della sponda africana, oltre che alla Turchia e al Libano. Uno
sconvolgimento epocale.
Diciamo subito che questa storia
fantapolitica che avrebbe inizio nel 2017 fa sorridere. E' talmente surreale che è difficile prenderla sul serio nelle sue conseguenze. Non si capisce infatti
come tutto questo possa avvenire senza reazioni e controreazioni degli altri
paesi europei e con una totale acquiescenza passiva dei francesi. Non solo ma sono semplici idioti coloro che hanno avvicinato il pensiero di Houllebecq ai tragici fatti di Parigi come se ci fosse un collegamento causa effetto. Non si
comprende un passaggio così morbido e inquietante allo stesso tempo senza uno
scontro violento di culture diverse, senza una reazione dei giovani e delle
giovani francesi che accettano di convertirsi all’Islam come fosse un paradiso.
E anche il protagonista alla fine mette da parte il suo nichilismo e accetta
di entrare nello star system di stampo
islamico (per convenienza). Insomma un’esportazione pura e semplice dell'Arabia saudita e dei suoi costumi in Europa.
Quindi alla fine una fantastoria
ingenua e puramente simbolica che intende sottolineare il declino della nostra
cultura decadente e la sua fragilità di fronte a un Islam che ci crede, che
crede nella sua forza e nella sua spinta innovativa e creativa. Un inno alla Fede,
nel senso che la vittoria è di chi ci crede.
Una sconfessione dello stesso nichilismo.
Le figure che Houllebecq illustra
nel suo romanzo, soprattutto le figure di accademici sono capolavori di
ipocrisia e di servilismo, di opportunismo e vigliaccheria. Persone pronte a vendersi al nuovo potere senza una minima
resipiscenza culturale e intellettuale. E che trovano in congetture intellettualistiche innaturali la giustificazione dei loro atteggiamenti.
Non rimane infine che citare il
sesso in Houllebecq. L’autore non ha peli sulla lingua e con estrema facilità
non parla di sodomia o di fellatio, ma di inculate e pompini, di cazzo e di fica. Anche qui con
un tono provocatorio e apertamente cinico, con l’intento di scandalizzare e
urtare sensibilità diverse. Ma non ci riesce. Perché il sesso mercenario che
lui usa con puttane e escort ha un che di squallido e di sordido che disgusta
lo stesso protagonista, mentre la pagine belle di sesso vero sono quelle con
Myriam, dove l’autore non abbandona il suo stile diretto e privo di veli ma
dove entra prepotentemente il soffio dell’amore e dell’affetto che lega i
due amanti e il tutto si sublima e purifica.
Le pagine migliori? Quelle in cui Houllebecq
lascia da parte il suo cinico nichilismo e si abbandona alla contemplazione dell’arte
e alla suggestione della bellezza. Suo malgrado.
Amoproust, 28 novembre 2015
Ps. Chi volesse leggere una recensione
di “Sottomissione” equilibrata e lontana dalle grida inutilmente scandalizzate di
critici mediocri, può sempre ricorrere alle pagine illuminanti di Baricco su “La
repubblica” del 20 gennaio 2015 “L’inutile lezione del professor Houllebecq”. Sottomissione
è definito giustamente un “libro placidamente strano”.
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