sabato 28 novembre 2015

Sottomissione



Michel Houllebecq – Sottomissione

Un libro che ha fatto clamore in Francia e ha suscitato aspre polemiche anche in Italia, giudicato scandaloso o comunque provocatorio al limite dell’indignazione.

Io non sarei di questo parere così “estremista”. Un libro che ho letto sostanzialmente con piacere e, a tratti, anche con divertimento intellettuale. Certo Houllebecq è un provocatore, uno scrittore che ha la lingua tagliente (della verità?) e che non si ferma di fronte a nulla, non adora alcun Dio, non ha rispetto per alcun mostro sacro, sia un’istituzione, sia una persona. Satirico, sprezzante, ironico, beffardo.

Sottomissione ha diversi aspetti. In primo luogo è la storia di un uomo solo e disperato, annoiato e esasperato: un professore della Sorbona di Parigi (controfigura dello stesso Houllebecq) che ha dedicato la sua vita a studiare Huysmans, un decadentista del XIX secolo Che, nel presente, porta avanti lezioni accademiche con tristezza e noia e che ama (o sfrutta sessualmente) ogni anno una studentessa diversa. Storia disperata che avrebbe potuto concludersi positivamente nell’incontro con Myriam, una studentessa ebrea di 22 anni con cui riesce a strutturare un rapporto anche affettivo, profondo ma la cui famiglia lascia Parigi per Israele. E la ragazza non ha il coraggio di scegliere lui. 

E qui si innesta la grande tragedia di fantapolitica del libro. In Francia un partito islamista moderato partecipa alle elezioni presidenziali del 2017, fa da contrasto al movimento della Le Pen e con l’appoggio terrorizzato dei socialisti e della destra moderata (spaventati dall’ipotesi di una vittoria dei lepenisti) vince. 

Il nuovo Presidente musulmano Mohamed Ben Abbes è un uomo pacioso e moderato, del tipo “vivi e lascia vivere” per cui intrattiene rapporti cordiali con tutti gli esponenti del vecchio regime, ma non può rinunciare alla islamizzazione della società francese e dell’Europa. 
Per cui chi non si converte all’Islam viene allontanato dall’insegnamento, anche se gratificato da una generosa pensione e chi invece accetta di convertirsi ha lo stipendio triplicato. Viene introdotta la poligamia e la donna scompare dalla vita pubblica  per essere relegata al ruolo di sposa e di fedele serva del suo signore e padrone. Non solo: scompare la donna seduttiva dalle strade di Parigi: niente più minigonne e gambe al vento, ma velo e pantaloni e jalabbe che coprono. La donna coperta per cui il desiderio maschile si attenua, di ammoscia fino a sparire (paradossale! Houllebecq prende in giro anche se stesso). Il nuovo regime gode dei favori arabici per cui nuota nell’oro e non ha problemi economici, punta all’autonomia energetica e si fa promotore di un’Europa allargata ai paesi mediterranei della sponda africana, oltre che alla Turchia e al Libano. Uno sconvolgimento epocale.

Diciamo subito che questa storia fantapolitica che avrebbe inizio nel 2017 fa sorridere. E' talmente surreale che è difficile prenderla sul serio nelle sue conseguenze. Non si capisce infatti come tutto questo possa avvenire senza reazioni e controreazioni degli altri paesi europei e con una totale acquiescenza passiva dei francesi. Non solo ma sono semplici idioti coloro che hanno avvicinato il pensiero di Houllebecq ai tragici fatti di Parigi come se ci fosse un collegamento causa effetto. Non si comprende un passaggio così morbido e inquietante allo stesso tempo senza uno scontro violento di culture diverse, senza una reazione dei giovani e delle giovani francesi che accettano di convertirsi all’Islam come fosse un paradiso. E anche il protagonista alla fine mette da parte il suo nichilismo e accetta di  entrare nello star system di stampo islamico (per convenienza). Insomma un’esportazione pura e semplice dell'Arabia saudita e dei suoi costumi in Europa.

Quindi alla fine una fantastoria ingenua e puramente simbolica che intende sottolineare il declino della nostra cultura decadente e la sua fragilità di fronte a un Islam che ci crede, che crede nella sua forza e nella sua spinta innovativa e creativa. Un inno alla Fede, nel senso che la vittoria è di chi ci crede. Una sconfessione dello stesso nichilismo.

Le figure che Houllebecq illustra nel suo romanzo, soprattutto le figure di accademici sono capolavori di ipocrisia e di servilismo, di opportunismo e vigliaccheria. Persone pronte  a vendersi al nuovo potere senza una minima resipiscenza culturale e intellettuale. E che trovano in congetture intellettualistiche innaturali la giustificazione dei loro atteggiamenti.

Non rimane infine che citare il sesso in Houllebecq. L’autore non ha peli sulla lingua e con estrema facilità non parla di sodomia o di fellatio, ma di inculate  e pompini, di cazzo e di fica. Anche qui con un tono provocatorio e apertamente cinico, con l’intento di scandalizzare e urtare sensibilità diverse. Ma non ci riesce. Perché il sesso mercenario che lui usa con puttane e escort ha un che di squallido e di sordido che disgusta lo stesso protagonista, mentre la pagine belle di sesso vero sono quelle con Myriam, dove l’autore non abbandona il suo stile diretto e privo di veli ma dove entra prepotentemente il soffio dell’amore e dell’affetto che lega i due  amanti e il tutto si sublima e purifica.

Le pagine migliori? Quelle in cui Houllebecq lascia da parte il suo cinico nichilismo e si abbandona alla contemplazione dell’arte e alla suggestione della bellezza. Suo malgrado.

Amoproust, 28 novembre 2015

Ps. Chi volesse leggere una recensione di “Sottomissione” equilibrata e lontana dalle grida inutilmente scandalizzate di critici mediocri, può sempre ricorrere alle pagine illuminanti di Baricco su “La repubblica” del 20 gennaio 2015 “L’inutile lezione del professor Houllebecq”. Sottomissione è definito giustamente un “libro placidamente strano”.

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