Le
avventure di Mlle Maupin – Leila Mascano Tadino
Provo un grande imbarazzo nel dover
commentare questo volume per almeno due ragioni: non è il mio genere ed è stato
scritto da una cara amica, per cui il mio giudizio è sicuramente influenzato
dall’affetto che porto per lei.
E’ un libro che ho fatto fatica a
leggere. A me piacciono le storie di vita vera. Questa lo è se vogliamo
coglierne il significato profondo ma translata in un’altra epoca e raccontata
anche nel linguaggio delle storie dell’epoca, il che le dà un profumo esotico,
un’aura di biblioteca antica. Sono andato avanti capitolo per capitolo,
lentamente, cercando di assaporare sia il linguaggio, sia la storia. Predomina
il fantastico, l’immaginario con una leggerezza tutta sua. Le descrizioni (la
notte, il bosco, i palazzi, i castelli) sono accurate e direi uniche: svelano
il talento di una grande scrittrice.
Ma non dobbiamo dimenticarci poi
che il libro è doppio: una parte riguarda le avventure di Mlle Maupin
travestita da Theodore che galoppa alla ricerca del suo amore Alcibiade e ne
incontra di cotte e di crude, soprattutto incontra avventure amorose che la
qualificano senza dubbio come un personaggio libertino, uno spirito libero e
aperto che ama l’amore e non disdegna il letto di chicchessia purché piacente e
disponibile. Una vera libertina nel senso che agisce secondo principi tutti
suoi di dedizione e piacere, privi assolutamente di qualsiasi ombra di peccato
o di colpa. Un libro licenzioso ma stranamente innocente, pulito.
La seconda parte riguarda la nave di Uncino,
la Milady con la sua ciurma e una serie di personaggi antropomorfizzati
vivissimi. E questa è la parte diciamo avventurosa umoristica, con pagine di
vero spasso, che quindi qualificano la scrittrice come abile e fantasiosa creatrice di mondi immaginari
con richiami a tutta la tradizione di questo genere: da Peter Pan a Alice, dal
Gatto con gli stivali a richiami disneyani. Nessun rispetto per le cronologie:
la fantasia non conosce il tempo e veramente geniali sono le citazioni di
cantanti moderni (da Julio Iglesias ai Beatles ecc. ecc.)
In
questo mixage di storie e di personaggi possiamo derivarne che il libro
è una fantasticheria, un divertissement che va preso così com’è senza tentativi
di interpretazione. Un sogno ininterrotto di 427 pagine (un po’ tanto) con
qualche calo di tono che, ancora una volta, rivela una scrittrice sensibile e
con tanta voglia di raccontarsi nella realtà della sua vita vera.
Chiedo venia (il mistero spero mi
verrà svelato dall’autrice se avrò il piacere di una risposta): i due mondi non
hanno punti di contatto, non li ho trovati. Vivono separati a capitoli alterni,
come in due fantasie contigue (o Uncy e compagni sono i sogni di Madeleine?) e
non si incontrano neppure alla fine.
Del mondo di Uncino (Uncy) c’è poco
da dire: è una scenografia per un cartone animato di prima grandezza, tale da
divertire generazioni di ragazzi.
Sul mondo di Madeleine invece c’è
molto da riflettere. C’è un canovaccio che si ripete quasi ossessivamente ad
ogni nuova storia/avventura. Il risveglio, la solitudine, la galoppata
attraverso boschi e praterie sconfinate, l’avvistamento di un castello,
palazzo, locanda, borgo che sia, l’ospitalità (quasi sempre buona, raramente
ostile), l’incontro con un “maschio” da favola, il disvelamento di Theodore
come Madeleine, quasi sempre tramite le due colombe bianche che la tradiscono (i suoi due seni), la notte d’amore, solitamente intensa e focosa, la partenza.
Nel racconto la partenza è orientata all’appuntamento con Alcibiade, ma dopo
poche battute capiamo che è alla ricerca di un’altra avventura d’amore.
Madeleine assetata d’amore. Alcibiade un pretesto, un fantasma.
Mi pare che un capitoletto
apparentemente insignificante del testo illumini la vicenda e ne traduca il
senso. Pag. 259 “il diario segreto di Camille”
“…penso a tutti quelli che la
terranno per un’ora o una notte tra le braccia, una bella creatura di carne e
di sangue…. Quel che loro sentiranno sarà la sua morbidezza e il calore, e il
modo che ha di ridere, e il suono di quel riso: non sentiranno la sua
solitudine. E’ da quel gelo che
Madeleine vuole sfuggire, è in altre pupille che vuole specchiarsi. È la certezza d’esistere che cerca. Pensa
Madeleine di trovare in Alcibiabe la
meta di questo lungo percorso… e più
avanti… ma forse il suo segreto è questo: di passare tra tante braccia senza che nulla ne incrini il fascino
fanciullesco, la fresca innocenza che niente appunto riesce a contaminare.
Quindi la saga di Madeleine può
definirsi un inno all’amore puro, alla gioia d’amare senza reticenze, moralismi
o riserve. Apparentemente lussuria (ma già questo termine puzza di moralismo),
nella realtà della fantasia (mi si scusi il bisticcio) il piacere di donarsi e
di ricevere senza limiti. Quindi se vogliamo una fantasia che nasconde il
significato stesso del vivere che è la ricerca di un approdo amoroso che plachi
i sensi, riempia lo spirito e pacifichi l’animo.
Ci sono altre riflessioni (alcune
molto ponderose) dell’autrice soprattutto nei capitoli finali. Riflessioni che
rivelano il suo animo profondo, la sua cultura ampia e diffusa, il suo spirito creativo ma non banale dove si
intravede una profondità d’animo e anche una sofferenza profonda.
Ama giocare
Leyla Mascano con le parole, la storia, i grandi miti classici e i mostri sacri della cultura. Se lo può
permettere.
Le avventure di Mlle Maupin non
sono un libro per “tutti”, nel senso che solo gli amatori del genere possono
comprenderlo. E’ anche un libro difficile, irto di citazioni e rimandi
culturali che sottolineano la preparazione letteraria dell’autrice. Ma posso
permettermi un’osservazione?
La copertina ancora una volta (come per il precedente libro dell'autrice "Fammi ridere") non
aiuta. L’immagine richiama più una santa penitente che una donna settecentesca
del genere di Choderlos de Laclos. Mi sarebbe piaciuta un’eroina di Ariosto a
cavallo oppure una donna abbandonata all’amore. E per un libro del genere
l’immagine di copertina dice tutto. Io stesso devo le mie resistenze iniziali
all’immagine di copertina.
Non riflette il divertimento,
l’ironia il sarcasmo, lo sberleffo, la “masquerade” e il genere fantastico.
Tanti complimenti all’autrice e un
invito: ridurre il volume, contenere il numero degli episodi, non esagerare…
Amoproust 6 ottobre 2015
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