venerdì 23 ottobre 2015

John Fante



John Fante  - Chiedilo alla polvere.


Bel  libro, una lettura appassionante, viva. Nel volume da me posseduto, edizione Einaudi del 2004, la narrazione è preceduta da un prologo di Alessandro Baricco, interessante e originale, ma non sempre condivisibile, almeno dal mio punto di vista.


Il libro ha tre protagonisti. Arturo Bandini, scribacchino aspirante scrittore che scrittore diventerà realmente (ne aveva la stoffa). Camilla Lopez, messicana, di rara bellezza, cameriera presso un locale frequentato da Arturo. Arturo se ne innamora e sarà una storia tragica. Sammy, balordo, drogato, artistoide un po’ hippy, amato da Camilla che lui disprezza e usa.


Attorno a questi tre personaggi si aggirano altre figure minori, minori proprio perché la loro storia non è sviluppata, sono comprimari. L’editore Hackmuth, un fantasma cui Arturo spedisce articoli e riceve di tanto di tanto assegni. La sfortunata sciagurata Vera Rivken con il corpo segnato da tremende ustioni, innamorata di Arturo. Hellfrick vicino di stanza di Arturo nello stranissimo hotel di Bunker Hill, che gli chiede continuamente soldi e cucina bistecche.


In questo contesto umano bizzarro, multietnico e degradato domina un solo grande protagonista che chiamerei “desolazione”. Appunto la polvere. La Los Angeles descritta periferica oggi non esiste più ma era la massima rappresentazione del degrado. Desolata come sono desolati i personaggi, inquieti, incapaci di costruire rapporti umani, alla ricerca di qualcosa che non riescono ad afferrare.


Arturo Bandini (sicuramente identificativo dell’autore) si aggira nei bar e nelle locande portando con sé la rivista su cui è stato pubblicato il suo unico racconto “Il cagnolino rise” che lui cerca di far conoscere  a tutti e di cui è estremamente orgoglioso, la premessa di quella che sarà una lunga carriera di scrittore. E in Bandini rivivono tutte le ansie, le attese, le recriminazioni dell’aspirante scrittore con una rappresentazione realistica per chi ha conosciuto questa drammatica realtà. Tu credi in te stesso, nelle tue capacità, ma non riesci ad affermarti finché non arriva (come arriverà per Arturo) la botta di culo. Con l’impazzimento successivo della conquistata ricchezza, giusto premio dopo anni di “polverosa” povertà.


Ma il focus di questo romanzo è la tragedia della bellissima Camilla Lopez, cameriera, ma degna di un palcoscenico. Balla con le sue huarachas volando tra i tavoli del self service. Fa innamorare tutti, soprattutto Arturo, ma lei è innamorata del balordo Sammy, proprietario del locale Columbia dove lei lavora, ma tossicomane e vagabondo. Camilla vorrebbe concedersi anche ad Arturo ma Arturo la vuole tutta per sé e non riesce ad amarla. Ne nasce una storia complicata, di appuntamenti mancati e desolati rendez vous. Bellissimo l’incontro nel mare notturno di Los Angeles, Camilla come una sirena che attira Arturo al largo e Arturo che non riesce  a seguirla, impaurito e cattivo nuotatore. Camilla sparirà nel deserto con il cagnolino Pancho, per sempre.


La figura di Arturo (controfigura dell’autore di origine italiana) rappresenta proprio l’immigrato che fatica a integrarsi e ancor di più nei confronti di un’altra immigrata ma americana che lo strapazza e lo manipola come un burattino.


Bellissima (non è possibile non  citarla) la descrizione del terremoto che sconvolge parte di Los Angeles: lì la polvere diventa una realtà onnicomprensiva, tattile, visibile.


Arturo Bandini è cattolico e vive la religione in modo contradditorio, come una catena da cui non riesce a liberarsi… Perché Dio permette e non reprime il male? Anzi Dio è responsabile del male. Quando lui esce dalla stanza dove ha fatto, quasi per pietà,  l’amore con Vera  e ne ha visto il corpo devastato, si ferma sulle scale e piange disperato, impossibilitato a fermarsi: “perché Dio era un porco, un miserabile bastardo e non avrebbe mai dovuto combinarle uno scherzo del genere. Dio, scendi che ti spacco la faccia, maledetto buffone. Se non fosse per te, questa donna non sarebbe così conciata e tutto il mondo andrebbe sicuramente meglio; se non fosse per te mi sarei fatto Camilla Lopez, giù alla spiaggia. E invece no! Tu pensi solo a scherzare e guarda un po’ cos’hai combinato a questa donna …”


Credo una delle più belle, coraggiose, sincere autentiche preghiere che io abbia mai letto o sentito.


Chiedi alla polvere è un libro entusiasmante, straziante e un po’ stralunato, ma da leggere. In Italia Fante non ha avuto una gran fortuna come un po’ succede a tutti gli emigrati italiani scrittori.


Un’ultima cosa. Ho vissuto “Chiedi alla polvere” come una palestra di buona scrittura. Semplice, lineare, efficace, mai pretenziosa. Ho riletto interi brani come esempi da imitare, canovacci da seguire.


Un esempio (dopo la notte con Camilla):


Lentamente mi sentii invadere dal desiderio e dalla nostalgia; sciocco, avresti potuto averla. Avresti potuto fare quello che volevi, esattamente come fa Camilla, e non hai saputo approfittarne. Per tutta la notte mi tormentò nel sonno. Mi svegliai molte volte e, a ogni mio risveglio, respiravo l’odore dolciastro che si era lasciata dietro, toccavo i mobili che avevo toccato e pensavo ai versi che aveva recitato…”


Poetico sublime realismo.


Amoproust, 23 ottobre 2015

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