domenica 17 maggio 2015

Olive Kitteridge



Elisabeth Strout – Olive Kitteridge

L’America minore, l’America della provincia. Spesso luoghi sconosciuti, ai margini della notorietà e della fama. Anche se sulla costa orientale. Non New York, Boston o Filadelfia. Come Crosby nel Maryland dove avvengono le vicende narrate da Elisabeth Strout.  Un piccolo villaggio sulle rive dell’Oceano, una coppia blindata più per convenienza, sembra, ma alla fine stretta nei vincoli di una relazione tenace, veramente indissolubile. E una folla di interpreti minori, legati a Olive da parentela o amicizia o semplicemente vicinanza.


E’ straordinario questo libro della Strout, che si conferma una delle più grandi scrittrici americane contemporanee, poco nota in Italia e pubblicata da un editore “minore” come Fazi. Forse, anche per me, sarebbe rimasta una sconosciuta se non avessi incrociato su una rete Sky, nelle mie scorribande televisive alla ricerca di qualcosa di avvincente, meno demenziale dei soliti film o sceneggiati d’oltreoceano, un titolo incuriosente: Olive Kitteridge. La versione cinematografica (un serial in cinque puntate, ridotte a due nella versione europea) di Olive Kitteridge mi ha fortemente impressionato, sia per la regia sia per l’interpretazione suggestiva della McDormand e di Richard Jenkins, attori forse meno celebri di una Nicole Kidman o di un AlPacino ma di una bravura impressionante.


Le due puntate filmiche (le ho riviste almeno tre volte) sono avvincenti. Le segui con il fiato sospeso, ti immedesimi, vorresti sapere qualcosa di più di questo piccolo mondo provinciale dove si succedono vicende e drammi familiari, storie scolastiche e anche qualche pagina di eroismo.

Questo qualcosa di più lo dà la lettura del romanzo originale. Le pagine della Strout, la sua scrittura, la bravura narrativa, la capacità di illustrare sentimenti, emozioni che si rivelano universali, propri della condizione umana, non solo di quel microcosmo di Crosby. Soprattutto toccante è la dinamica dell’invecchiamento dei due coniugi, fino alla malattia di lui, al suo ricovero, alla non rinuncia di Olive alla vita.


Un libro da leggere e due film da vedere. Come poche volte avviene la versione cinematografica riesce perfettamente a rendere l’atmosfera e il clima del romanzo, a non deturparne l’anima.


Il mio rammarico è di non avere incontrato prima questa grande scrittrice, che la logica editoriale (portata solo alla valorizzazione di ciò che fa profitto, vende migliaia di copie e non certo attenta alla qualità) ha ombreggiato a lungo. Non mancherò di leggere altro della Strout.  I ragazzi Burgess, Resta con me, Amy e Isabell. Forse ne varrà la fatica.

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