Elisabeth
Strout – Olive Kitteridge
L’America minore, l’America della
provincia. Spesso luoghi sconosciuti, ai margini della notorietà e della fama. Anche
se sulla costa orientale. Non New York, Boston o Filadelfia. Come Crosby nel
Maryland dove avvengono le vicende narrate da Elisabeth Strout. Un piccolo villaggio sulle rive dell’Oceano,
una coppia blindata più per convenienza, sembra, ma alla fine stretta nei
vincoli di una relazione tenace, veramente indissolubile. E una folla di
interpreti minori, legati a Olive da parentela o amicizia o semplicemente
vicinanza.
E’ straordinario questo libro della
Strout, che si conferma una delle più grandi scrittrici americane
contemporanee, poco nota in Italia e pubblicata da un editore “minore” come
Fazi. Forse, anche per me, sarebbe rimasta una sconosciuta se non avessi
incrociato su una rete Sky, nelle mie scorribande televisive alla ricerca di
qualcosa di avvincente, meno demenziale dei soliti film o sceneggiati d’oltreoceano, un titolo incuriosente: Olive Kitteridge.
La versione cinematografica (un serial in cinque puntate, ridotte a due nella
versione europea) di Olive Kitteridge mi ha fortemente impressionato, sia per
la regia sia per l’interpretazione suggestiva della McDormand e di Richard
Jenkins, attori forse meno celebri di una Nicole Kidman o di un AlPacino ma di
una bravura impressionante.
Le due puntate filmiche (le ho
riviste almeno tre volte) sono avvincenti. Le segui con il fiato sospeso, ti
immedesimi, vorresti sapere qualcosa di più di questo piccolo mondo provinciale
dove si succedono vicende e drammi familiari, storie scolastiche e anche
qualche pagina di eroismo.
Questo qualcosa di più lo dà la lettura
del romanzo originale. Le pagine della Strout, la sua scrittura, la bravura
narrativa, la capacità di illustrare sentimenti, emozioni che si rivelano
universali, propri della condizione umana, non solo di quel microcosmo di
Crosby. Soprattutto toccante è la dinamica dell’invecchiamento dei due coniugi,
fino alla malattia di lui, al suo ricovero, alla non rinuncia di Olive alla
vita.
Un libro da leggere e due film da
vedere. Come poche volte avviene la versione cinematografica riesce perfettamente
a rendere l’atmosfera e il clima del romanzo, a non deturparne l’anima.
Il mio rammarico è di non avere incontrato
prima questa grande scrittrice, che la logica editoriale (portata solo alla
valorizzazione di ciò che fa profitto, vende migliaia di copie e non certo
attenta alla qualità) ha ombreggiato a lungo. Non mancherò di leggere altro
della Strout. I ragazzi Burgess, Resta con me, Amy e Isabell. Forse ne varrà la
fatica.
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