domenica 9 aprile 2017

Conversazione ne la "Catedral" - Vargas llosa

Vargas Llosa – Conversazione nella “Catedral”

I libri di Vargas Llosa mi attraggono ancor prima di aprirli e solitamente non me ne sono mai pentito. E’ uno scrittore di una grandezza che lo rende pari solo  a Garcia Marquez o a Borges, per rimanere nel territorio sudamericano.

Ma questo “Conversazione nella Catedral” che ho preso in mano solo per completare la conoscenza dell’autore nella sua epoca d’oro (gli anni ’60) è un pezzo forte, un vero capolavoro.  Pari a “La città e i cani” o a “La casa verde”.
Chiariamo subito un equivoco normale per chi non è peruviano: la Catedral non è un suntuoso duomo cattolico, ma una bettola di periferia, frequentata da ubriaconi, camionisti e puttane. 

Il protagonista Santiago, editorialista de “La Cronica” - designato suo malgrado a parlare nei suoi articoli della rabbia che ha contagiato i cani di Lima - inseguendo il cagnolino della sua amata Ana, caduto in mano agli accalappiacani abusivi che imperversano per prendere il “sol” di retribuzione - finisce in un canile dove incontra Ambrosio, un nero una volta autista di suo padre Fermin. 

Il riconoscimento reciproco, la liberazione di Batuquito (il cagnolino), la voglia di sapere cosa è successo ad ambedue, li porta appunto a bere birra nella Catedral dove inizia un dialogo che copre anni di vita reciproca. Vita individuale, familiare e politica, vite di infiniti personaggi che si intrecciano e popolano come fantasmi il loro dialogo. “Conversazione nella Catedral” è un romanzo di dialoghi, serrati, concitati, sovrapposti sullo sfondo di un paese dilaniato dalla dittatura di Odria e dall’avidità cinica di personaggi degni della più cupa tragedia shakespeariana.

Santiago è figlio di un notabile imprenditore legato al regime odriista, un uomo affabile, nascostamente  omosessuale nonostante i tre figli e la sua posizione sociale. Santiago rifiuta la tutela paterna e il denaro che avrebbe potuto garantirgli una vita più che agiata per seguire l’università San Marcos, dove si unisce alla contestazione studentesca e ai movimenti anarco-comunisti, sfidando pericolosamente il potere. Così la sua diventa una vita randagia, tenuto d’occhio e perseguitato dalla polizia a capo della quale sta Don Cayo Benitez, un vero squadrista rotto a ogni soperchieria.

Le storie di questi personaggi, di Ambrosio e del suo amore per Amalia, delle prostitute di don Cayo, del bel mondo limeno corrotto e succube alla dittatura, della famiglia di Fermin Zavala, si intrecciano nel libro senza alcun rispetto per i piani temporali e la linearità del racconto. I livelli narrativi si sovrappongono, si inseguono spesso nello stesso capitolo, nella stessa pagina. E’ la caratteristica strutturale di questo romanzo, caratteristica che lo rende affascinante anche se impervio da leggere. Sullo sfondo la dittatura, i movimenti popolari repressi e la decadenza del regime.

Qualcuno ha definito questo scritto un romanzo politico. Non sono d’accordo. Politico è lo scenario cupo del regime odriista, ma è appunto uno scenario. L’interesse dell’autore non è per la vicenda politica, ma per i personaggi che vi sono immersi nel bene  e nel male. Personaggi a tutto tondo nella loro miseria morale o nella loro appassionata storia d’amore contrastato e nelle loro selvagge passioni.

Conversazione nella Catedral è un romanzo unico dalla costruzione articolata e travolgente. Le inquadrature sceniche si inseguono in successione martellante. L’attenzione è catturata, il lettore è trascinato dentro le varie vicende come in un gorgo limaccioso.

Grande Vargas Llosa, premio Nobel non per caso.


Amoproust, 9 aprile 2017

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