Delia
Altamonte – Vabbè …un modo si trova
Non sempre occorre impegnare la
propria mente in letture astruse e difficili che nutrono l’anima sì, ma portano
a riflessioni ponderose sulla vita, la morte e il significato del tutto. E,
alla fine, inducono alla tristezza.
Volete invece rilassarvi, passare qualche
ora di divertimento assicurato, garantendovi però una buona lettura, ben
scritta, ricca di humour? Beh, allora andate su Amazon e scaricatevi questo
libretto, dalla simpatica copertina. A me è successo proprio questo, l’attrazione
della copertina. È una storia interessante che affonda le sue radici in tempi
lontani ed è ricca di colpi di scena.
Siamo a Napoli, in un palazzetto aristocratico in
quel di Posillipo lasciato in eredità da una certa Amalia a tre fratelli
Annalaura, Costanza e Francesco. La cosa di per sé è semplice e normale se non
si frapponessero antichi lasciti e diari, un tesoro di cui si confabula e cui
molti aspirano, amori inquieti e irrisolti, notai furbacchioni, contrabbandieri
apparentemente pacifici che, alla napoletana, chiedono solo di essere lasciati
in pace nei loro traffici. E anche residui di storia patria napoletana, da
Murat ai giorni nostri.
I personaggi sono ben delineati a tutto
tondo, ben caratterizzati soprattutto nei loro evidenti difetti e tic maniacali,
spesso sorprendenti nelle loro trovate che arricchiscono la vicenda di colpi di
scena. La napoletanità stradomina. La trama è ingarbugliata e caotica
a momenti, i cambiamenti di scena frequenti e il lettore si trova spesso
costretto a chiedersi: “Ma dove sono? Dove mi hanno lasciato?”
La prima parte è decisamente più
ironica e incline alla risata, la seconda lascia lo spazio a una sfumatura
drammatica e tinta di giallo. Ma il tutto si conclude in un generale lieto fine, premiati i buoni e puniti i
cattivi com’è giusto all’interno di una commedia che vuol essere popolare e non
si abbandona mai alla retorica.
Raramente, nelle mie letture, mi
sono trovato di fronte a un libro-romanzo privo di “pretese
letterarie”, fatto che ne fa un pregio indiscusso e libera la mente dall’impegno
della comprensione. E' racconto, è vita vera.
Un libro fresco e senza pretese,
nel senso che intende solo raccontare con gusto senza aspirazioni a nobiltà
letterarie. Ma brava l’autrice, se è una sola, perché il sospetto dell’intervento
di più mani l’ho avuto e più di una volta.
Amoproust, 9 gennaio 2016.
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