mercoledì 21 settembre 2016

Orhan Pamuk - Neve

Orhan Pamuk – Neve

Non è un libro recente  (2007) né uno dei più celebri dello scrittore turco, premio Nobel per la letteratura. L’occasione per rileggerlo mi è stata offerta dal colpo “burletta” di Stato contro il dittatore Erdogan (che tale è anche se mascherato da un’apparenza democratica). Mi ricordavo vagamente di un colpo di Stato descritto in questo libro e infatti così è, anche se in tempi più remoti. 

Romanzo noioso ma interessante. E’ la storia di un giornalista scrittore – di nome Ka  (che nasconde credo l’autore che lo finge suo amico) che si reca in una perduta città ai confini con l’Armenia in territorio curdo e per indagare su un’epidemia di suicidi femminili - ufficialmente per protesta contro il divieto di portare il velo (divieto del governo kemalista). La realtà è che Ka insegue la sua amata, Ipek, conosciuta a Istanbul e rifugiatasi a Kars.

Kars è una città dove nevica notte e giorno, le strade sono bloccate e si devono tenere le elezioni per il sindaco. Ka si  muove in questo inferno di gelo e buio incontrando diversi personaggi delle varie fazioni politiche. Intanto nel teatro della piccola cittadina avviene un colpo di Stato – anche questo burletta – da parte dell’esercito lealista contro i fanatici musulmani, le fazioni curde e  semplicemente contro la gente, per lo più arroccata nelle sue tradizioni. Ka incontra anche Ipek, fa l’amore con lei più volte e scopre maneggi di vario tipo che coinvolgono la sorella di Ipek, un certo Blu, capo dei radicalisti musulmani, che alla fine viene scoperto e ucciso. Ipek si rifiuta di seguire Ka a Francoforte, nonostante le promesse d’amore pregresse.  Ka se ne torna in patria e viene ucciso in un attentato dai contorni misteriosi. 

Una sintesi veloce  incompleta la mia, me ne rendo conto che non fa giustizia della complessità  del libro.

E’ una lettura utile per capire la Turchia di oggi, praticamente identica a quella di anni fa, divisa tra tendenze occidentali (proprie di Istanbul) ma nel suo cuore vero, anatolico, retrograda e ferma alle sue tradizioni storiche. La riforma kemalista di Ataturk non ha che scalfito la superficie del paese, anzi lo ha immerso in contraddizioni che di volta in volta hanno provocato conflitti, repressioni, violenze.

Ma le parti migliori del romanzo di Pamuk non sono le diatribe ideologiche (numerose) ma le storie di amore e le loro contraddizioni, dove  esplode l’umanità profonda propria di tutte le culture e inoltre le descrizioni dei luoghi, della città con le sue architetture delle varie epoche, sovrapposte come in uno scavo archeologico, la neve che scende implacabile, le fumose sale da tè, i bambini che giocano a pallone nonostante il clima gelido, le ragazze di Kars pudiche e pronte però a darsi quando l’amore lo richiede. 

Insomma la società della profonda Turchia immobile e impenetrabile.

Amoproust, 21 settembre 2016


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