Orhan Pamuk – Neve
Non è un libro recente (2007) né uno dei più celebri dello scrittore
turco, premio Nobel per la letteratura. L’occasione per rileggerlo mi è stata
offerta dal colpo “burletta” di Stato contro il dittatore Erdogan (che tale è
anche se mascherato da un’apparenza democratica). Mi ricordavo vagamente di un
colpo di Stato descritto in questo libro e infatti così è, anche se in tempi
più remoti.
Romanzo noioso ma interessante. E’ la storia di un giornalista
scrittore – di nome Ka (che nasconde
credo l’autore che lo finge suo amico) che si reca in una perduta città ai
confini con l’Armenia in territorio curdo e per indagare su un’epidemia di
suicidi femminili - ufficialmente per protesta contro il divieto di portare il
velo (divieto del governo kemalista). La realtà è che Ka insegue la sua amata,
Ipek, conosciuta a Istanbul e rifugiatasi a Kars.
Kars è una città dove nevica notte
e giorno, le strade sono bloccate e si devono tenere le elezioni per il sindaco.
Ka si muove in questo inferno di gelo e
buio incontrando diversi personaggi delle varie fazioni politiche. Intanto nel
teatro della piccola cittadina avviene un colpo di Stato – anche questo
burletta – da parte dell’esercito lealista contro i fanatici musulmani, le
fazioni curde e semplicemente contro la
gente, per lo più arroccata nelle sue tradizioni. Ka incontra anche Ipek, fa l’amore
con lei più volte e scopre maneggi di vario tipo che coinvolgono la sorella di
Ipek, un certo Blu, capo dei radicalisti musulmani, che alla fine viene scoperto
e ucciso. Ipek si rifiuta di seguire Ka a Francoforte, nonostante le promesse d’amore
pregresse. Ka se ne torna in patria e viene
ucciso in un attentato dai contorni misteriosi.
Una sintesi veloce incompleta la mia, me ne rendo conto che non
fa giustizia della complessità del libro.
E’ una lettura utile per capire la
Turchia di oggi, praticamente identica a quella di anni fa, divisa tra tendenze
occidentali (proprie di Istanbul) ma nel suo cuore vero, anatolico, retrograda
e ferma alle sue tradizioni storiche. La riforma kemalista di Ataturk non ha
che scalfito la superficie del paese, anzi lo ha immerso in contraddizioni che
di volta in volta hanno provocato conflitti, repressioni, violenze.
Ma le parti migliori del romanzo di
Pamuk non sono le diatribe ideologiche (numerose) ma le storie di amore e le loro
contraddizioni, dove esplode l’umanità
profonda propria di tutte le culture e inoltre le descrizioni dei luoghi, della
città con le sue architetture delle varie epoche, sovrapposte come in uno scavo
archeologico, la neve che scende implacabile, le fumose sale da tè, i bambini
che giocano a pallone nonostante il clima gelido, le ragazze di Kars pudiche e
pronte però a darsi quando l’amore lo richiede.
Insomma la società della
profonda Turchia immobile e impenetrabile.
Amoproust, 21 settembre 2016
Nessun commento:
Posta un commento